Aiutami a fare da me

Secondo un antico proverbio giapponese “la mente dei tre anni dura cent’anni“.

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I primi tre anni di vita del bambino sono di un’importanza decisiva per lo sviluppo futuro dell’individuo. In questo delicatissimo periodo infatti si acquisiscono le facoltà umane fondamentali: il movimento, il linguaggio, il pensiero autonomo.

Proprio per queste ragioni, secondo Maria Montessori, gli anni della prima infanzia sono anni vitali, un “periodo di creazione”: attraverso lo sviluppo delle proprie competenze mentali e alle esperienze nel e con l’ambiente, in questa età vengono gettate le basi per quello che sarà poi l’uomo di domani.

Secondo Montessori quindi, il bambino è come un operaio che “costruisce” i membri della società: il futuro della società dipende quindi dai bambini di oggi, che saranno gli uomini di domani!

Già nei primi mesi di vita il bambino fa delle conquiste fondamentali, è capace ed è abile poiché possiede già alla nascita quei poteri psichici che gli sono necessari per edificare se stesso.

La mente del bambino tra i 0 e i 6 anni è infatti molto particolare e differente rispetto a quella dell’adulto. Montessori la definisce “mente assorbente” in quanto possiede lo straordinario potere di assorbire in maniera inconscia gli elementi presenti nell’ambiente di vita del bambino. Essa consente a quest’ultimo di “incarnare”, cioè di assimilare, le impressioni dell’ambiente (modalità di comportamento, norme, lingue…), e tutto ciò avviene senza che il bambino vi partecipi col suo sforzo ma solo “vivendo”, cioè attraverso le sue esperienze.

Egli lo fa senza averne coscienza, senza averne volontà: impara, ma non perché abbia coscientemente deciso “voglio imparare”. Il bambino riesce a fissare le impressioni che riceve dall’ambiente nella sua psiche proprio come avviene per una pellicola fotografica a contatto con la luce, e ciò che assorbe viene fissato per sempre nella sua personalità, influenzandolo per tutta la vita (anche gli studi di Sigmund Freud hanno dimostrato che gli avvenimenti della prima infanzia condizionano tutta la successiva esistenza).

Il fatto che la mente infantile abbia la capacità di assorbire attraverso il proprio vissuto le impressioni che egli riceve dall’ambiente non significa però che il bambino sia un essere passivo. Egli assimila non tanto ciò che viene passivamente incontrato, quanto ciò con cui si relaziona attivamente attraverso la propria attività spontanea. La mente assorbente è infatti “creatrice” il che significa che il bambino è un soggetto psichicamente attivo, che interagisce con il proprio ambiente circostante e che attraverso l’esperienza e la vita stessa raggiunge anche gli apprendimenti più complessi (come il linguaggio) e realizza se stesso.

La mente assorbente consente il realizzarsi di un fenomeno che Montessori, con una bellissima espressione, definisce “chimica mentale[1]: è come se tra ambiente e bambino si venisse a creare una reazione chimica, che fa in modo che le impressioni del primo si incarnino nella mente del secondo, la formino e la trasformino, al punto che egli finisce per assomigliare a ciò che lo circonda: “I bambini diventano come la cosa che amano[2]. Ed è per questo che il bambino, mentre conosce il mondo, crea se stesso, crea la sua carne mentale, gli strumenti cognitivi e comunicativi che lo renderanno un adulto consapevole.

L’infante ha quindi in sé tutte quelle energie creative necessarie alla creazione dell’uomo, e nei primi tre anni di vita assorbe in maniera inconscia, per mezzo del lavoro, quegli elementi indispensabili al suo sviluppo.

L’adulto però spesso non è pienamente consapevole delle straordinarie potenzialità e dei poteri psichici che il bambino porta con sé sin dalla nascita. E’ invece fondamentale che egli acquisisca tale consapevolezza, in maniera da poter essere un adeguato sostegno per il bambino nel suo processo di auto-costruzione.

Questo straordinario potere (confermato anche dalle moderne neuroscienze) non è infatti eterno: presente dalla nascita, vede il suo culmine intorno ai tre anni, per poi gradualmente scemare fino ai sei anni, quando il bambino accede al pensiero logico e razionale, e a quel punto “ogni nuova acquisizione di sapere ci è causa di duro lavoro e di fatica[3].

Seguendo le indicazioni forniteci da Montessori è quindi fondamentale:

-Ingrandire il mondo del bambino: moltiplicando le sue possibilità di essere attivo nell’ambiente;

-Liberarlo dalle “catene della dipendenza”: il bambino vuole essere aiutato a fare da sé, l’autonomia è per lui fonte di soddisfazione ed è fondamentale per lo sviluppo della fiducia in sé;

-“Riformare l’adulto”: Maria Montessori insiste molto nei suoi scritti sulla necessità per l’adulto di intervenire prima di tutto su se stesso. E’ necessario che egli compia un lavoro introspettivo, rifletta sulle errate convinzioni radicate in sé circa le caratteristiche, le potenzialità e le esigenze del bambino e le azzeri. Finché sarà guidato dai molti pregiudizi vigenti nella coscienza collettiva, ad esempio l’idea che il bambino piccolo è debole e inabile, egli non avrà mai gli strumenti per creare le condizioni adeguate affinché questi possa svilupparsi pienamente.

La prima infanzia non deve dunque essere abbandonata a se stessa, ma nemmeno essere affrontata in maniera casuale. Per questo l’educazione deve avere inizio fin dalla nascita e deve aiutare la mente nei suoi diversi processi di sviluppo, valorizzandone le varie energie e rafforzarne le diverse facoltà.

Aiutami a fare da me” intende quindi offrire informazioni pratiche per implementare una corretta educazione fondata sui principi fondamentali del metodo Montessori a genitori, educatori e a quanti si occupano di prima infanzia.

 

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[1] MONTESSORI M., La mente del bambino, Milano, Garzanti, 1999, pag. 25.

[2] MONTESSORI M., La mente del bambino, Milano, Garzanti, 1999, pag. 105.

[3] MONTESSORI M., La mente del bambino, Milano, Garzanti, 1999, pag. 26.

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