Autore: Francesca Perica

I Futon bio per bambini – la proposta montessoriana di Vivere Zen

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Il lettino montessoriano – la proposta di Vivere Zen

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10 storie da non perdere, da leggere con il papà

10 storie da non perdere, da leggere con il papà

 

Ogni occasione è buona per regalare dei libri. Ancor più quando questi libri celebrano qualcosa di prezioso ed importante come l’amore tra genitore e figlio.

Con la festa del papà che si avvicina, ho deciso di offrirvi la mia selezione ragionata per fasce d’età di libri. Buona lettura!

 

Libri sul papà per i più piccoli

 

Le mani di papà

 

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Un albo di Émile Jadoul con al centro le mani di papà. Mani grandi, forti, sicure, che proteggono, guidano, accolgono.

Il bebè sa di potersi fidare di queste mani e ci si abbandona totalmente finché, un giorno o l’altro, arriva il momento in cui il bimbo lascia quelle mani per iniziare a muovere i primi passi.

 

Scacciabua

 

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Chi è lo Scacciabua? Oh, la risposta è facile.

Quando un bambino gioca, corre o salta e sfortunatamente cade e si fa la bua, chi arriva di corsa? Il suo papà che dà un bacino e immediatamente “GLOMP” la bua sparisce.

Ma che fine avrà fatto? Be’, la risposta è facile: se l’è mangiata papà perché lui è un Superpapà!

E che cosa succede quando un Superpapà mentre arriva di corsa inciampa e si fa anche lui la bua? Ancora più facile!

Arriva di corsa la mamma, dà un bacino a tutti e due e in un batter d’occhio GLOMP tutte le bue sono sparite. Infatti è risaputo: le mamme e i papà sono i campioni mondiali di Scacciabua.

 

Bacioespresso

 

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Questi papà moderni vanno sempre di fretta!

Spesso, di mattina, vanno a lavorare così spediti che hanno appena il tempo di dare un bacio superveloce al loro bambino e già si sono precipitati fuori dalla porta. E di sera, quando finalmente tornano dal lavoro, spesso sono attaccati al telefono e il loro bambino può ricevere un bacioespresso prima di andare a nanna! Corrono talmente veloci che sembrano treni: sono dei papà alta velocità!

Ma c’è anche qualche bambino che è stufo di baciespressi, tanto da annunciare a tutti quanti: «Attenzione attenzione, il papàespresso delle 7,30 oggi non esce di casa prima di avermi ricoperto di baci e quindi accumulerà un ritardo INDETERMINATO!»

Un libro perfetto per i papà sempre di corsa!

 

Libri sul papà dai 2 anni

 

Indovina quanto bene ti voglio

 

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A volte, quando vuoi tanto, tanto bene a qualcuno vorresti trovare un modo per descrivere l’intensità  dei tuoi sentimenti. Papà leprotto e il suo cucciolo giocano a dirsi quanto si vogliono bene e a chi supera l’altro per quantità di affetto provato.

Un libro in cui le emozioni vengono espresse con grande sincerità, e in cui l’amore appare immenso, capace di arrivare persino fino alla luna e ritorno!

Un libro che ci ricorda l’importanza di dar voce al nostro sentire.

 

Chiedimi cosa mi piace

 

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Una storia molto tenera che celebra le piccole meraviglie quotidiane e il legame tra un papà e la sua bambina.

In uno splendido pomeriggio d’autunno, padre e figlia passeggiano nel parco. La richiesta della bambina (“Chiedimi cosa mi piace“) da inizio a un dialogo intimo tra i due, che intreccia ricordi, sensazioni ed episodi preziosi.

Un libro semplice ed inteso, dalle illustrazioni poetiche, che trasmette la forza, la fiducia e il calore dell’amore tra genitore e figlia.

 

Ci pensa il tuo papà

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«Papà cosa faresti se cadessi in acqua?» «Mi butterei per ripescarti.» «Tutto vestito?» «Tutto vestito, anche con le scarpe.» «E se nell’acqua ci fossero i coccodrilli?» «E se mi avesse trovato qualcuno prima di te?»

Orsetto fa mille domande al suo papà, vuole capire fino a dove si spingerebbe per salvarlo, quanti possibili pericoli sarebbe disposto a sfidare. L’amore, la tenerezza, la dedizione lo rassicureranno.

 

Stammi vicino, papà

 

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Lui sa sempre come farmi ridere. Lui mi racconta le storie più belle. Non importa cosa facciamo, mi basta stare insieme a lui per sentirmi bene.

Le magnifiche illustrazioni di Soosh raccontano i momenti felici, spiritosi e teneri che segnano questo autentico e prezioso legame padre-figlia.

 

L’ippocampo, un papà speciale

 

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Un magnifico albo di Eric Carle.

Quasi sempre, nelle famiglie dei pesci, dopo che la madre ha deposto le uova e il padre le ha fecondate, succede che vengano abbandonate a se stesse. Ci sono delle eccezioni, però. Come l’ippocampo, o cavalluccio marino.

In questo caso uno dei due genitori accudisce le uova. Eh sì, quel genitore è proprio il papà! Scopriamo insieme come…

 

Che fatica mettere a letto…papà! 

 

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Un libro molto divertente che mette al centro uno scambio di ruoli tra papà e bambino al momento di andare a dormire: il papà non vuole proprio saperne! Toccherà al suo bambino faticare per convincerlo al buon senso, con tenerezza e tanta pazienza.

Una storia adorabile per un momento intimo come la messa a letto.

 

Per i futuri o neo-papà

 

Papà isola

 

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 «Sarò un bravo papà?», si domanda l’orso Gigi «Un super papà sa fare questo e quello. Sa nuotare e costruire, sa giocare a pallone e fare un sacco di altre cose che io non so fare!»

«Ma tu sarai un papà-isola dove il nostro cucciolo potrà riposare, sarai un papà-capanna per proteggerlo dal vento e dal freddo, sarai un papà-cavallo e lo accompagnerai all’avventura, tu sarai un papà-aeroplano per portarlo alla scoperta del mondo!» lo rassicura Betty, l’orsa «E quando il nostro cucciolo partirà per esplorare questo grande mondo, tu non sarai mai troppo lontano».

La sensazione di inadeguatezza, la percezione di essere di fronte ad un cambiamento molto più grande di sé… quanti futuri/neo papà temono di non essere all’altezza?

Con questo libro donerete loro conforto e un sorriso. Esattamente come l’orso Gigi capiranno che basterà essere se stessi per diventare super papà.

 

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Lanciare, che passione! – Perché accade e cosa puoi fare al riguardo

Lanciare, che passione! – Perché accade e cosa puoi fare al riguardo

  Grande è la felicità che accompagna le iniziali, importanti, conquiste del bambino. Le prime parole, così come i primi passi, vengono festeggiati gioiosamente. Non altrettanto avviene, però, quando il bambino inizia a far cadere gli oggetti… E se vi dicessi che, per quanto incredibile, anche […]

L’importanza della ripetizione – Perché non dovresti interrompere l’attività del tuo bambino

L’importanza della ripetizione – Perché non dovresti interrompere l’attività del tuo bambino

La ripetizione è il segreto della perfezione.   Così scrive Maria Montessori in La scoperta del bambino. In effetti si può affermare che nella prima infanzia (e non solo) la ripetizione rappresenti a tutti gli effetti la base per l’apprendimento e per lo sviluppo delle varie […]

Le ‘crisi’ dei bambini: perché sono normali e cosa possiamo fare a riguardo

Le ‘crisi’ dei bambini: perché sono normali e cosa possiamo fare a riguardo

 

Il bambino che urla disperato dentro il carrello della spesa; la bambina che piange senza sosta nonostante le si spieghi che non può avere la sua tazza verde perché è in lavastoviglie..

Quante volte, come genitori o come educatori, ci si trova in situazioni in cui i bambini sembrano perdere ogni capacità di controllo?

Il bambino è nel pieno di una crisi e per quanto armato delle migliori intenzioni, spesso il risultato è che anche l’adulto finisce per perdere il controllo, va su tutte le furie e, in un crescendo di tensione, la situazione si conclude tra urla e lacrime.

Se vi è capitato almeno una volta di vivere un’esperienza simile, sappiate che è normale. Non siete i soli.

Siete umani e siete genitori.

Ciò non toglie, ovviamente, che tali esperienze siano fonte di notevole frustrazione. L’adulto può arrivare a chiedersi se non stia sbagliando qualcosa nel suo modo di educare il bambino. Perché si comporta in questa maniera?

Davvero lo fa perché è viziato? Oppure, magari, il suo scopo è metterci alla prova?

 

BabyCenter

 

Beh, la risposta a tali domande è no.

A confermare questo sono le più recenti ricerche sul funzionamento e sullo sviluppo del cervello infantile.

Prima di capire quale possa essere la strategia più consona per gestire queste ‘crisi’, dedichiamo un momento ad analizzare come funziona il cervello del nostro bambino.

 

Non vuole o non può? 

 

È importante innanzitutto sapere che alla nascita il cervello del bambino è tutt’altro che completo. Con una bella metafora, il Dr. Daniel Siegel lo paragona ad una casa in costruzione dalla struttura molto particolare.

La parte inferiore, le fondamenta, è costituita dal cervello Rettiliano (o tronco encefalico) e dal cervello Mammifero (o sistema limbico), la parte superiore è formata dalla corteccia, in particolare quella prefrontale.

Ora, mentre alla nascita le aree inferiori del cervello, più primitive, sono già sviluppate (poiché strettamente connesse agli istinti e alla sopravvivenza), le aree superiori, legate a capacità complesse come la regolazione emotiva, sono ben lungi dall’essere mature e necessitano ancora di molto tempo per potersi sviluppare pienamente (nel caso della corteccia prefrontale, essa continua a maturare fino ai 20 anni!).

Questo spiega perché per un bambino sia così facile abbandonarsi a reazioni istintive o lasciarsi travolgere dalle sue emozioni, soprattutto quando è stanco, affamato o agitato.

Le aree superiori del cervello, che sono responsabili della regolazione corporea ed emotiva, dell’adattabilità e dell’empatia, non sono ancora pienamente operative, il che rende molto difficile (praticamente impossibile) per un bambino esaminare lucidamente una situazione tenendo conto dei motivi e delle intenzioni degli altri.

Le situazioni sono spesso per lui bianche o nere, difficilmente può prendere una decisione considerando tutte le informazioni relative il momento e il contesto.

Tutto questo non vuol dire, naturalmente, che dobbiamo rinunciare ad insegnare al bambino come è meglio comportarsi.

Nel farlo non dovremmo però mai dimenticare che il suo sistema cerebrale è ancora in divenire e può evolversi positivamente se gli offriremo strumenti ed esperienze per farlo.

 

Come intervenire?

 

Daniel Siegel, neuropsichiatra di fama internazionale, sostiene che quando un bambino è in preda ad forte una crisi emotiva, la strategia migliore per l’adulto sia quella dell’integrazione.

Tornando a quanto detto precedentemente riguardo la struttura del cervello, è chiaro che, nel pieno di una crisi, la regione attiva sia quella inferiore, istintiva e reattiva.

Se l’adulto, di fronte alla condotta fuori controllo del bambino, reagisce a sua volta con veemenza (ad esempio intimandogli di calmarsi o assumendo espressioni facciali o corporee che suscitano paura), il risultato diretto sarà un’ulteriore infiammazione delle aree inferiori.

Esattamente come farebbe un rettile (guidato solo dagli istinti) il bambino reagirà in maniera ancora più accesa (attaccando) oppure si ritirerà (ma sopprimendo in sé quella forte emozione, senza elaborarla, con tutte le conseguenze negative che ciò ha).

Se il nostro bambino, alla fine di una lunga giornata, inizia a “fare i capricci” nel supermercato per qualcosa che a noi sembra un nonnulla, il nostro intervento non dovrà essere volto ad esigere con forza che si calmi immediatamente. Se vogliamo davvero provare a riuscire ad attivare le aree superiori del suo cervello, dobbiamo guidarlo nel processo di integrazione tra le due regioni.

Ciò implica, innanzitutto, aiutarlo a tenere a freno le sue emozioni, superando lo stato reattivo, in maniera da poter passare ad uno ricettivo, in cui sia maggiormente in grado di accogliere spiegazioni ed insegnamenti.

Questo richiede come prima cosa, secondo Siegel, entrare in sintonia con il bambino. Invece di minacciarlo, accusarlo o zittirlo poiché irritato dal suo comportamento, l’adulto dovrebbe accogliere e rispecchiare al bambino la sua emozione, offrendogli il tempo e le parole per capirla e controllarla. Solo allora il bambino sarà davvero in grado di prestare ascolto a spiegazioni e apprendere qualcosa. Le regioni del cervello fino a quel momento dis-integrate, infatti, saranno in connessione e maggiormente in grado di operare in forma congiunta.

Pazienza se le persone intorno a voi non comprenderanno la complessità della situazione e vedranno solo un genitore “debole” o un bambino “viziato”. L’unico pensiero che deve abitare la vostra mente in questi momenti riguarda l’essere emotivamente presenti per il vostro bambino, perché sebbene le sue emozioni e reazioni possano sembrare esagerate, sono per lui reali. Il vostro bambino ha bisogno di voi.

 

In conclusione

 

Se davvero vogliamo educare i nostri bambini dobbiamo avere ben presente quali sono le loro reali possibilità e adattare di conseguenza le nostre aspettative.

Fate un respiro profondo e mantenete la calma, anche se il comportamento del vostro bambino vi sembra assolutamente irrazionale.

Per quanto comprensivi o tranquilli non sono adulti e non possono comportarsi in maniera perfettamente logica, razionale e ragionevole. Almeno, non sempre. D’altronde, nemmeno noi adulti ci riusciamo.

Consiglio a tutti i genitori e ed educatori la lettura degli splendidi testi di Daniel Siegel e Tina Payne Bryson, esperti di neuropsichiatria e psicologia dello sviluppo: vere e proprie guide per dare un significato ai comportamenti dei bambini e comprendere come essere loro di sostegno in maniera efficace e rispettosa:

 

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Osservarli per capirli – L’osservazione del bambino nell’educazione montessoriana

Osservarli per capirli – L’osservazione del bambino nell’educazione montessoriana

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Bambini e coltelli: perché dovrebbero utilizzarli e con quale progressione proporli

Bambini e coltelli: perché dovrebbero utilizzarli e con quale progressione proporli

  Sono in molti a pensare che offrire ad un bambino sotto ai tre anni un qualsivoglia tipo di oggetto tagliente o appuntito significhi aprire le porte a ferite, tagli e incidenti vari. Nel tentativo di preservarne la sicurezza, gli adulti si affanno ad eliminare […]

Bambini iperstimolati: ma serve davvero?

Bambini iperstimolati: ma serve davvero?

 

È opinione comune e piuttosto radicata che per poter crescere e svilupparsi pienamente il bambino necessiti fin dall’inizio di essere adeguatamente stimolato.

È certamente vero che i primi anni di vita rappresentano un periodo estremamente importante e fertile, un intervallo di tempo in cui si gettano le basi per tutti gli apprendimenti futuri. Occorre però operare una riflessione circa cosa significhi “stimolare” un bambino e quali effetti questo comporta.

In una società frenetica ai limiti del patologico, in cui gli individui sono spinti al consumo veloce e alla competizione continua, anche i bambini finiscono inevitabilmente per divenire oggetto di un vero e proprio bombardamento massiccio e continuo di stimoli.

Già a pochi mesi si ritiene che possano annoiarsi se non gli si offrono continuamente nuovi oggetti da toccare o guardare. Vengono messi seduti precocemente con supporti vari e gli si propinano giocattoli di plastica dalle mille luci, suoni e colori, nell’idea che essi siano più ricchi e dunque funzionali allo sviluppo. Insomma, gli si offre troppo e troppo presto, senza preoccuparsi adeguatamente della loro effettiva capacità di elaborare e “digerire” una tale quantità di stimoli.

E come afferma Umberto Galimberti:

 

Quando gli stimoli sono eccessivi rispetto alla capacità di elaborarli al bambino restano solo due possibilità: o ‘andare in angoscia’, o ‘appiattire la propria psiche’ in modo che gli stimoli non abbiano più alcuna risonanza. In questo secondo caso siamo alla psicopatia, all’apatia della psiche che più non elabora e più non evolve, perché più non ‘sente’[1]

 

Ecco dunque che un proposito positivo rischia di trasformarsi in un’arma a doppio taglio, con ripercussioni anche gravi sulla crescita dei più piccoli. Sono diversi, infatti, gli studi che associano l’iperstimolazione precoce a ipercinesia, irrequietezza, difficoltà di attenzione e concentranzione. L’eccessiva e ripetuta fruizione di stimoli infatti rende necessarie continue nuove stimolazioni affinché l’attività cerebrale si mantenga adeguata.

 

Di cosa ha bisogno la mente del bambino?

 

Maria Montessori definiva la mente del bambino ‘mente assorbente‘, in quanto essa possiede lo straordinario potere di assorbire in maniera inconscia gli elementi presenti nell’ambiente di vita. Fin dalla nascita, ogni volta che il bambino compie un’esperienza (ad esempio guardando, toccando o assaggiando un oggetto) nel suo cervello si lavora alla creazione di milioni di connessioni che costituiranno la sua ‘carne mentale’, gli strumenti cognitivi e comunicativi che lo renderanno un adulto consapevole.

Come detto però, tale assorbimento avviene attivamente quanto inconsciamente. Il bambino è guidato da forze interiori (i periodi sensitivi) che lo orientano nelle sue relazioni con il mondo, ma non possiede ancora gli strumenti per portare razionalmente ordine tra le impressioni ricevute (capacità che si potrà acquisire solo successivamente, ad esempio grazie all’utilizzo del materiale sensoriale di sviluppo).

Per queste ragioni il compito dell’adulto non si può ridurre all’offrire al bambino un ambiente ricco, ma concerne anche il prestare attenzione alla tipologia e alla qualità delle proposte!

Innanzitutto, possiamo decisamente affermare che tanto più il bambino è piccolo, tanto meno risulta valido il principio secondo cui “molto è meglio“.

Ad esempio, offrire ad un piccolo di pochi mesi giochi pieni di luci, pulsanti, immagini e suoni, comporta una quantità di stimoli eccessivamente superiori a quelli che egli può tollerare ed elaborare in relazione alla sua età.

Geniali in questo le intuizioni di Maria Montessori, che oltre un secolo fa aveva compreso l’importanza di rispettare alcuni criteri nella scelta delle proposte per i bambini. L’isolamento della qualità, ad esempio, fa sì che i materiali presentino una sola caratteristica formale per volta (forma, colore, dimensione…), mentre la gradazione dello stimolo rende possibile offrire al bambino una qualità in maniera graduale (ad esempio presentando prima differenze massime tra elementi e, via via, quelle minime).

Insomma, per poter crescere in maniera sana e nel rispetto dei loro tempi, i bambini non necessitano di stimoli eccessivi e inappropriati. Ciò che serve davvero loro è amore, attenzione, contatto umano sincero e risposte adeguate ai propri bisogni. Risposte che possono giungere solo da un osservazione puntuale, attenta e non giudicante.

Fin da piccoli, offriamo loro oggetti semplici, materiali che consentano di esercitare la motricità, il problem solving, il pensiero logico e, naturalmente, l’interazione con l’altro (fondamentale ad esempio per lo sviluppo del linguaggio, che molte ricerche hanno dimostrato essere deprivato proprio a causa dell’utilizzo di troppi giocattoli elettronici, che spingono il bambino ad un uso passivo dell’oggetto).

Ne sono esempio i materiali euristici, quelli per le attività di Vita pratica, le attività pensate per rispondere a specifici bisogni di sviluppo (ad esempio inserire, aprire/chiudere, infilare/sfilare, impilare, trasportare…):

 


In conclusione

 

Possiamo quindi affermare che “stimolare” non costituisce una pratica ottimale laddove con essa si miri ad accelerare lo sviluppo infantile, sollecitando insistentemente il bambino con attività e materiali affinché acquisisca certe abilità in anticipo o impari di più.

Diverso è, invece, compiere uno “studio” del proprio bambino, osservarlo con attenzione al fine di comprenderne bisogni e necessità di sviluppo e, solo dopo, organizzare di conseguenza spazi e contesti di apprendimento, consentendogli di compiere attivamente esperienze, fare scoperte e crescere secondo i propri tempi.

Vorrei terminare questa riflessione richiamando alcune parole di Elena Balsamo, pediatra, specialista in puericultura e grande conoscitrice del Metodo:

 

I bambini non hanno bisogno di stimoli, ma di risposte ai loro bisogni. La loro anima sa benissimo di quale cibo devono nutrirsi in ogni preciso momento della loro esistenza. L’importante è non interferire con le direttive della Natura. L’adulto deve solo saper osservare il bambino, interpretare i segnali che questi gli invia e rispondere in modo adeguato.

 

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[1] Galimberti U., Quando l’odio è senza controllo, Larepubblica.it  12 gennaio 2007

 

 

 

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Consigli montessoriani  per un rapporto positivo  con l’alimentazione

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