Autore: Francesca Perica

Ci dispiace, ma non è “Montessori”!

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    Negli ultimi anni sta avvenendo nel nostro Paese una ri-scoperta dell’opera pionieristica di Maria Montessori. Da un lato questo fenomeno è straordinariamente positivo, dato che il suo messaggio potrebbe davvero consentire quei cambiamenti nell’approccio all’educazione e alle questioni sociali necessari a risolvere molti 

Genitori efficaci? La chiave è essere autentici

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Janusz Korczak e il diritto del bambino al rispetto

Janusz Korczak e il diritto del bambino al rispetto

Non parlavo ai bambini, ma con i bambini, non dicevo loro ciò che volevo che fossero,

ma ciò che volevano e potevano essere

 

La prima volta che sentii parlare di Janusz Korczak fu un paio di anni fa. Mi imbattei per caso proprio in questa sua frase e decisi di scoprire di più sul suo conto.

Rimasi subito profondamente affascinata da quest’uomo e dalla sua commovente sensibilità verso il bambino, dal suo amore talmente profondo da portarlo ad affrontare a testa alta un destino terribile quanto evitabile.

Oggi, anniversario della sua nascita, vorrei raccontarvi qualcosa della sua storia, una vita ed un’opera che meritano di essere conosciute ai più e che dovrebbero trovare un posto d’onore nei testi di storia e di educazione. Perché Korczak non ha lasciato solo un eccezionale bagaglio di conoscenze sull’infanzia e sul bambino, ma anche una straordinaria testimonianza di amore e sacrificio, di generosità e vocazione. Un grande modello di vita, soprattutto in tempi in cui la chiusura e l’individualismo spinto rischiano pericolosamente di prendere sempre più piede.

 

Chi era Janus Korczak

 

Henryk Goldszmit era il suo vero nome. Egli nasce a Varsavia il 22 luglio 1878 in una famiglia ebrea benestante. La sua adolescenza fu piuttosto turbolenta. La condizione della sua famiglia infatti peggiorò notevolmente con la morte del padre. Per sostenere la madre, ancora studente Korczak iniziò a lavorare dando lezioni private.

Sul finire dell’Ottocento decise di intraprendere gli studi di medicina. Fu in quegli stessi anni che cominciò ad occuparsi anche di pedagogia. Trascorse infatti un periodo a Zurigo, dove conobbe l’opera di Heinrich Pestalozzi (1746-1827), importante educatore e riformatore svizzero che dedicò gran parte della propria vita all’educazione di bambini svantaggiati provenienti dalle classi popolari.

Dopo diversi anni di lavoro come medico, molto del quale in via gratuita e rivolto ai più bisognosi, nel 1912 Korczak apre con la sua assistente, l’educatrice Stefania Wilczyńska, la Casa degli Orfani di Varsavia.

 

Una Casa per gli orfani

 

Fu nell’orfanotrofio in via Krochmalna, 92 che le sue idee pedagogiche del tutto innovative poterono iniziare a concretizzarsi pienamente.

Korczak credeva fermamente che l’educazione fosse possibile solo attraverso una partecipazione attiva dei bambini, e così creò all’interno della Casa un Tribunale dei bambini, in cui discutere le dispute, un Parlamento dei bambini, in cui elaborare le regole del vivere comune, e persino un giornale, scritto da e per i bambini.

L’ambiente era bello e curato, con spazi comuni ma anche con attenzione al rispetto dell’individualità. Toccante il racconto di uno degli educatori della Casa, che dopo molti anni ricordava ancora l’emozione di uno dei piccoli orfani e le sue lacrime di gioia nello scoprire che avrebbe avuto un vero letto, solo per lui, in cui poter dormire.

Nella Casa di Korczak vigevano i principi di giustizia, rispetto ed uguaglianza (tanto nei diritti quanto nei doveri) tra adulti e bambini. Non esistevano violenze o punizioni corporali. Ognuno aveva il diritto ad esprimersi e ad essere ascoltato.

Al centro dei suoi sforzi ci fu fin dall’inizio l’interesse a garantire la tutela dei diritti dei bambini, in primis quelli all’amore e al rispetto. Amare e rispettare il bambino significava per lui riconoscerlo, fin dall’inizio, in quanto persona, con una sua sensibilità e bisogni specifici:

 

Un buon educatore, colui che non costringe ma libera, non trascina ma innalza, non comprime ma forma, non impone ma insegna, non esige ma domanda, passerà insieme ai bambini molti momenti esaltanti

 

Una visione assolutamente innovativa per quei tempi. In poco tempo, infatti, il suo lavoro attirò molte attenzioni nel panorama educativo dell’epoca.

 

Verso la fine

 

Nel 1940, a seguito dell’invasione della Polonia da parte della Germania nazista, tutti gli ebrei furono costretti a spostarsi nel ghetto di Varsavia. Nonostante gli sforzi Korczak non riuscì ad evitare che tale provvedimento riguardasse anche i suoi bambini.

Anche nel ghetto egli fece il possibile per proteggerli, tenendoli al sicuro dalle violenze dei soldati nazisti e dei collaborazionisti. Grazie alle sue conoscenze e al mercato nero riuscì a garantire la sopravvivenza dei suoi orfani e molti sono i bambini che continuano ad arrivare. Nel nuovo stabile si cerca di mantenere su il morale e le attività di teatro, di arte e scrittura proseguono.

Giorno dopo giorno però, tra rastrellamenti e deportazioni, si fa sempre più vana la speranza della salvezza.

Korczak ha molte conoscenze illustri e la sua fama gli renderebbe possibile salvarsi. Potrebbe facilmente trovare asilo in un paese neutrale, ma fino all’ultimo si rifiuta categoricamente di lasciare i suoi bambini ad un destino di morte.

Rimane con loro fin alla fine, all’estate del 1942. Tra il 5 e il 6 agosto i bambini e il personale dell’orfanotrofio ebraico del ghetto di Varsavia vengono deportati.

La marcia di Korczak e dei suoi bambini verso il treno per Treblinka è stata descritta come eroica e straziante. Un corteo di duecento bambini ordinati, vestiti bene, e il dottore e Stefania ad accompagnarli. Insieme, fino all’ultimo.

 

Jason Landsel

 

Perché parlare di Korczak

 

La pregnanza e la profondità della sua opera ha avuto ben pochi precedenti. Korczak ha sviluppato, con quasi un secolo di anticipo, concetti riguardanti la psicologia neonatale, le competenze del bambino piccolo, la nascita della coscienza di sé…

Le sue idee e i suoi scritti, in particolare lo straordinario Come amare un bambino, hanno ispirato tra l’altro la Convenzione Internazionale sui diritti dell’infanzia, approvata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel 1989.

Un uomo che, fino alla fine, ha saputo restare incredibilmente umano, e che proprio per questo merita di essere sempre ricordato.

Per me una ispirazione, un modello di umanità bella, rara e preziosa.

Soprattutto oggi.

 

Sii te stesso, cerca la tua strada.

Conosci te stesso prima di voler conoscere i bambini.

Renditi conto di quello di cui tu stesso sei capace, prima di iniziare a limitare il campo dei loro diritti e doveri

 

 

 

Vi invito a leggere i suoi scritti, pietre miliari dell’educazione, per la comprensione del bambino di oggi e di quello che anche noi, un tempo, siamo stati.

 

 

 

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Ogni occasione è buona per regalare dei libri. Ancor più quando questi libri celebrano qualcosa di prezioso ed importante come l’amore tra genitore e figlio.

Con la festa del papà che si avvicina, ho deciso di offrirvi la mia selezione ragionata per fasce d’età di libri. Buona lettura!

 

Libri sul papà per i più piccoli

 

Le mani di papà

 

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Un albo di Émile Jadoul con al centro le mani di papà. Mani grandi, forti, sicure, che proteggono, guidano, accolgono.

Il bebè sa di potersi fidare di queste mani e ci si abbandona totalmente finché, un giorno o l’altro, arriva il momento in cui il bimbo lascia quelle mani per iniziare a muovere i primi passi.

 

Scacciabua

 

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Chi è lo Scacciabua? Oh, la risposta è facile.

Quando un bambino gioca, corre o salta e sfortunatamente cade e si fa la bua, chi arriva di corsa? Il suo papà che dà un bacino e immediatamente “GLOMP” la bua sparisce.

Ma che fine avrà fatto? Be’, la risposta è facile: se l’è mangiata papà perché lui è un Superpapà!

E che cosa succede quando un Superpapà mentre arriva di corsa inciampa e si fa anche lui la bua? Ancora più facile!

Arriva di corsa la mamma, dà un bacino a tutti e due e in un batter d’occhio GLOMP tutte le bue sono sparite. Infatti è risaputo: le mamme e i papà sono i campioni mondiali di Scacciabua.

 

Bacioespresso

 

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Questi papà moderni vanno sempre di fretta!

Spesso, di mattina, vanno a lavorare così spediti che hanno appena il tempo di dare un bacio superveloce al loro bambino e già si sono precipitati fuori dalla porta. E di sera, quando finalmente tornano dal lavoro, spesso sono attaccati al telefono e il loro bambino può ricevere un bacioespresso prima di andare a nanna! Corrono talmente veloci che sembrano treni: sono dei papà alta velocità!

Ma c’è anche qualche bambino che è stufo di baciespressi, tanto da annunciare a tutti quanti: «Attenzione attenzione, il papàespresso delle 7,30 oggi non esce di casa prima di avermi ricoperto di baci e quindi accumulerà un ritardo INDETERMINATO!»

Un libro perfetto per i papà sempre di corsa!

 

Libri sul papà dai 2 anni

 

Indovina quanto bene ti voglio

 

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A volte, quando vuoi tanto, tanto bene a qualcuno vorresti trovare un modo per descrivere l’intensità  dei tuoi sentimenti. Papà leprotto e il suo cucciolo giocano a dirsi quanto si vogliono bene e a chi supera l’altro per quantità di affetto provato.

Un libro in cui le emozioni vengono espresse con grande sincerità, e in cui l’amore appare immenso, capace di arrivare persino fino alla luna e ritorno!

Un libro che ci ricorda l’importanza di dar voce al nostro sentire.

 

Chiedimi cosa mi piace

 

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Una storia molto tenera che celebra le piccole meraviglie quotidiane e il legame tra un papà e la sua bambina.

In uno splendido pomeriggio d’autunno, padre e figlia passeggiano nel parco. La richiesta della bambina (“Chiedimi cosa mi piace“) da inizio a un dialogo intimo tra i due, che intreccia ricordi, sensazioni ed episodi preziosi.

Un libro semplice ed inteso, dalle illustrazioni poetiche, che trasmette la forza, la fiducia e il calore dell’amore tra genitore e figlia.

 

Ci pensa il tuo papà

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«Papà cosa faresti se cadessi in acqua?» «Mi butterei per ripescarti.» «Tutto vestito?» «Tutto vestito, anche con le scarpe.» «E se nell’acqua ci fossero i coccodrilli?» «E se mi avesse trovato qualcuno prima di te?»

Orsetto fa mille domande al suo papà, vuole capire fino a dove si spingerebbe per salvarlo, quanti possibili pericoli sarebbe disposto a sfidare. L’amore, la tenerezza, la dedizione lo rassicureranno.

 

Stammi vicino, papà

 

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Lui sa sempre come farmi ridere. Lui mi racconta le storie più belle. Non importa cosa facciamo, mi basta stare insieme a lui per sentirmi bene.

Le magnifiche illustrazioni di Soosh raccontano i momenti felici, spiritosi e teneri che segnano questo autentico e prezioso legame padre-figlia.

 

L’ippocampo, un papà speciale

 

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Un magnifico albo di Eric Carle.

Quasi sempre, nelle famiglie dei pesci, dopo che la madre ha deposto le uova e il padre le ha fecondate, succede che vengano abbandonate a se stesse. Ci sono delle eccezioni, però. Come l’ippocampo, o cavalluccio marino.

In questo caso uno dei due genitori accudisce le uova. Eh sì, quel genitore è proprio il papà! Scopriamo insieme come…

 

Che fatica mettere a letto…papà! 

 

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Un libro molto divertente che mette al centro uno scambio di ruoli tra papà e bambino al momento di andare a dormire: il papà non vuole proprio saperne! Toccherà al suo bambino faticare per convincerlo al buon senso, con tenerezza e tanta pazienza.

Una storia adorabile per un momento intimo come la messa a letto.

 

Per i futuri o neo-papà

 

Papà isola

 

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 «Sarò un bravo papà?», si domanda l’orso Gigi «Un super papà sa fare questo e quello. Sa nuotare e costruire, sa giocare a pallone e fare un sacco di altre cose che io non so fare!»

«Ma tu sarai un papà-isola dove il nostro cucciolo potrà riposare, sarai un papà-capanna per proteggerlo dal vento e dal freddo, sarai un papà-cavallo e lo accompagnerai all’avventura, tu sarai un papà-aeroplano per portarlo alla scoperta del mondo!» lo rassicura Betty, l’orsa «E quando il nostro cucciolo partirà per esplorare questo grande mondo, tu non sarai mai troppo lontano».

La sensazione di inadeguatezza, la percezione di essere di fronte ad un cambiamento molto più grande di sé… quanti futuri/neo papà temono di non essere all’altezza?

Con questo libro donerete loro conforto e un sorriso. Esattamente come l’orso Gigi capiranno che basterà essere se stessi per diventare super papà.

 

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Lanciare, che passione! – Perché accade e cosa puoi fare al riguardo

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  Grande è la felicità che accompagna le iniziali, importanti, conquiste del bambino. Le prime parole, così come i primi passi, vengono festeggiati gioiosamente. Non altrettanto avviene, però, quando il bambino inizia a far cadere gli oggetti… E se vi dicessi che, per quanto incredibile, anche 

L’importanza della ripetizione – Perché non dovresti interrompere l’attività del tuo bambino

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La ripetizione è il segreto della perfezione.   Così scrive Maria Montessori in La scoperta del bambino. In effetti si può affermare che nella prima infanzia (e non solo) la ripetizione rappresenti a tutti gli effetti la base per l’apprendimento e per lo sviluppo delle varie 

Le ‘crisi’ dei bambini: perché sono normali e cosa possiamo fare a riguardo

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Il bambino che urla disperato dentro il carrello della spesa; la bambina che piange senza sosta nonostante le si spieghi che non può avere la sua tazza verde perché è in lavastoviglie..

Quante volte, come genitori o come educatori, ci si trova in situazioni in cui i bambini sembrano perdere ogni capacità di controllo?

Il bambino è nel pieno di una crisi e per quanto armato delle migliori intenzioni, spesso il risultato è che anche l’adulto finisce per perdere il controllo, va su tutte le furie e, in un crescendo di tensione, la situazione si conclude tra urla e lacrime.

Se vi è capitato almeno una volta di vivere un’esperienza simile, sappiate che è normale. Non siete i soli.

Siete umani e siete genitori.

Ciò non toglie, ovviamente, che tali esperienze siano fonte di notevole frustrazione. L’adulto può arrivare a chiedersi se non stia sbagliando qualcosa nel suo modo di educare il bambino. Perché si comporta in questa maniera?

Davvero lo fa perché è viziato? Oppure, magari, il suo scopo è metterci alla prova?

 

BabyCenter

 

Beh, la risposta a tali domande è no.

A confermare questo sono le più recenti ricerche sul funzionamento e sullo sviluppo del cervello infantile.

Prima di capire quale possa essere la strategia più consona per gestire queste ‘crisi’, dedichiamo un momento ad analizzare come funziona il cervello del nostro bambino.

 

Non vuole o non può? 

 

È importante innanzitutto sapere che alla nascita il cervello del bambino è tutt’altro che completo. Con una bella metafora, il Dr. Daniel Siegel lo paragona ad una casa in costruzione dalla struttura molto particolare.

La parte inferiore, le fondamenta, è costituita dal cervello Rettiliano (o tronco encefalico) e dal cervello Mammifero (o sistema limbico), la parte superiore è formata dalla corteccia, in particolare quella prefrontale.

Ora, mentre alla nascita le aree inferiori del cervello, più primitive, sono già sviluppate (poiché strettamente connesse agli istinti e alla sopravvivenza), le aree superiori, legate a capacità complesse come la regolazione emotiva, sono ben lungi dall’essere mature e necessitano ancora di molto tempo per potersi sviluppare pienamente (nel caso della corteccia prefrontale, essa continua a maturare fino ai 20 anni!).

Questo spiega perché per un bambino sia così facile abbandonarsi a reazioni istintive o lasciarsi travolgere dalle sue emozioni, soprattutto quando è stanco, affamato o agitato.

Le aree superiori del cervello, che sono responsabili della regolazione corporea ed emotiva, dell’adattabilità e dell’empatia, non sono ancora pienamente operative, il che rende molto difficile (praticamente impossibile) per un bambino esaminare lucidamente una situazione tenendo conto dei motivi e delle intenzioni degli altri.

Le situazioni sono spesso per lui bianche o nere, difficilmente può prendere una decisione considerando tutte le informazioni relative il momento e il contesto.

Tutto questo non vuol dire, naturalmente, che dobbiamo rinunciare ad insegnare al bambino come è meglio comportarsi.

Nel farlo non dovremmo però mai dimenticare che il suo sistema cerebrale è ancora in divenire e può evolversi positivamente se gli offriremo strumenti ed esperienze per farlo.

 

Come intervenire?

 

Daniel Siegel, neuropsichiatra di fama internazionale, sostiene che quando un bambino è in preda ad forte una crisi emotiva, la strategia migliore per l’adulto sia quella dell’integrazione.

Tornando a quanto detto precedentemente riguardo la struttura del cervello, è chiaro che, nel pieno di una crisi, la regione attiva sia quella inferiore, istintiva e reattiva.

Se l’adulto, di fronte alla condotta fuori controllo del bambino, reagisce a sua volta con veemenza (ad esempio intimandogli di calmarsi o assumendo espressioni facciali o corporee che suscitano paura), il risultato diretto sarà un’ulteriore infiammazione delle aree inferiori.

Esattamente come farebbe un rettile (guidato solo dagli istinti) il bambino reagirà in maniera ancora più accesa (attaccando) oppure si ritirerà (ma sopprimendo in sé quella forte emozione, senza elaborarla, con tutte le conseguenze negative che ciò ha).

Se il nostro bambino, alla fine di una lunga giornata, inizia a “fare i capricci” nel supermercato per qualcosa che a noi sembra un nonnulla, il nostro intervento non dovrà essere volto ad esigere con forza che si calmi immediatamente. Se vogliamo davvero provare a riuscire ad attivare le aree superiori del suo cervello, dobbiamo guidarlo nel processo di integrazione tra le due regioni.

Ciò implica, innanzitutto, aiutarlo a tenere a freno le sue emozioni, superando lo stato reattivo, in maniera da poter passare ad uno ricettivo, in cui sia maggiormente in grado di accogliere spiegazioni ed insegnamenti.

Questo richiede come prima cosa, secondo Siegel, entrare in sintonia con il bambino. Invece di minacciarlo, accusarlo o zittirlo poiché irritato dal suo comportamento, l’adulto dovrebbe accogliere e rispecchiare al bambino la sua emozione, offrendogli il tempo e le parole per capirla e controllarla. Solo allora il bambino sarà davvero in grado di prestare ascolto a spiegazioni e apprendere qualcosa. Le regioni del cervello fino a quel momento dis-integrate, infatti, saranno in connessione e maggiormente in grado di operare in forma congiunta.

Pazienza se le persone intorno a voi non comprenderanno la complessità della situazione e vedranno solo un genitore “debole” o un bambino “viziato”. L’unico pensiero che deve abitare la vostra mente in questi momenti riguarda l’essere emotivamente presenti per il vostro bambino, perché sebbene le sue emozioni e reazioni possano sembrare esagerate, sono per lui reali. Il vostro bambino ha bisogno di voi.

 

In conclusione

 

Se davvero vogliamo educare i nostri bambini dobbiamo avere ben presente quali sono le loro reali possibilità e adattare di conseguenza le nostre aspettative.

Fate un respiro profondo e mantenete la calma, anche se il comportamento del vostro bambino vi sembra assolutamente irrazionale.

Per quanto comprensivi o tranquilli non sono adulti e non possono comportarsi in maniera perfettamente logica, razionale e ragionevole. Almeno, non sempre. D’altronde, nemmeno noi adulti ci riusciamo.

Consiglio a tutti i genitori e ed educatori la lettura degli splendidi testi di Daniel Siegel e Tina Payne Bryson, esperti di neuropsichiatria e psicologia dello sviluppo: vere e proprie guide per dare un significato ai comportamenti dei bambini e comprendere come essere loro di sostegno in maniera efficace e rispettosa:

 

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Osservarli per capirli – L’osservazione del bambino nell’educazione montessoriana

Osservarli per capirli – L’osservazione del bambino nell’educazione montessoriana

  L’osservazione scientifica ha inoltre stabilito che la vera educazione non è quella impartita dal maestro: l’educazione è un processo naturale che si svolge spontaneamente nell’individuo, e si acquisisce non ascoltando le parole degli altri, ma mediante l’esperienza diretta del mondo circostante.”   Maria Montessori