Francesca Perica

Le routine: perché è importante instaurare rituali con il tuo bambino

 

 

Le routine sono per i bambini molto più importanti di quanto pensiamo.

Se per noi esse rappresentano spesso solo delle monotone consuetudini, per il bambino sono invece vitali elementi di organizzazione ed orientamento.

Per agire in sicurezza ed autonomia, infatti, il bambino non necessita solo di un ambiente adeguatamente preparato, ma anche di chiare routine quotidiane che scandiscano il corso delle sue giornate.

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Lo specchio: una risorsa preziosa per favorire lo sviluppo infantile

 

 

Lo specchio a muro è un must degli ambienti montessoriani.

Praticamente ogni ambiente educativo ispirato al Metodo ne possiede uno, spesso corredato da una sbarra orizzontale in legno per agevolare lo sviluppo motorio infantile.

Ma quali sono i vantaggi dell’offrire al bambino uno specchio in cui riflettersi? E in che modo questo oggetto rappresenta un aiuto e un sostegno allo sviluppo infantile?

 

Immagine riflessa e autoriconoscimento

 

Osserviamo il neonato: cos’è che attira maggiormente la sua attenzione? Forse un gioco o un oggetto di qualche tipo?

In realtà l’oggetto prediletto dell’attenzione del bambino è il volto umano.

 

Living Montessori Now

 

Tale preferenza è innata ed ha un valore adattivo, in quanto favorisce le relazioni e, soprattutto, la strutturazione di legami d’attaccamento.

Per questo il bambino è molto attratto dai libri che riportano visi con diverse espressioni e, naturalmente, da oggetti come lo specchio.

Naturalmente, nei primi mesi di vita, il bambino è ancora troppo piccolo per comprendere che quel riflesso che vede appartiene proprio a lui!

Osserva però con attenzione “l’altro bambino”, studiandone i movimenti, le espressioni del viso, le posture e le azioni.

Non capendo che si tratta di sé stesso mette in atto dei meccanismi di interazione con quel riflesso, cercando di toccarlo, sorridendogli e/o producendo vocalizzi.

Solo progressivamente, in particolare tra i 18 mesi e i 24 mesi, il bambino inizia ad autoriconoscersi.

Per testare questa sua abilità è possibile ricorrere al test della macchia rossa: dopo che si è specchiato, tracciate sul suo viso una macchietta rossa. Se il bambino, guardando il riflesso, tocca la macchia, ha evidentemente preso coscienza del cambiamento sul suo viso, e di conseguenza riconosce come sua l’immagine nello specchio.

 

Perché, quindi, è importante offrire al bambino uno specchio?

 

Predisporre uno specchio nell’ambiente del bambino e consentirgli di utilizzarlo presenta svariati vantaggi:

 

  • Promuove la concentrazione: così come i mobiles, le immagini riflesse riescono a catturare la sua attenzione e a mantenerla concentrata per periodi di tempo significativi.
  • Promuove l’attività autonoma e il gioco indipendente: il bambino rimane concentrato nell’attività in maniera autonoma, senza bisogno dell’intervento dell’adulto quale intrattenimento.
  • Favorisce lo sviluppo motorio: posto su una superficie sufficientemente rigida e potendo muoversi liberamente il bambino osserva i movimenti ed apprende (progressivamente) a controllarli.
  • Gli offre punti di vista alternativi dell’ambiente e degli oggetti circostanti: lo specchio consente al bambino di avere uno sguardo più ampio su ciò che lo circonda, il che gli offre maggiore sicurezza emotiva.
  • Favorisce lo sviluppo sociale ed emotivo: grazie alle interazioni che hanno luogo di fronte ad esso con i genitori, i fratelli o i coetanei.

 

The Kavanaugh report

 

Rendono il tempo della pancia e il gioco indipendente molto più piacevole: lo specchio a muro dà al bambino la possibilità di vedere e studiare il proprio viso, vedere la stanza in un modo nuovo e girare e sollevare la testa in modi che altrimenti non potrebbero.

 

Dove posizionare lo specchio

 

La scelta migliore consiste nel posizionare lo specchio in una apposita “zona del movimento”. È possibile allestirla in maniera semplice ed economica.

Basterà fissare lo specchio alla parete e posizionare sul pavimento un tappetino sufficientemente rigido (magari rivestito da un semplice telo in cotone di colore neutro), che non ostacoli i movimenti, disponendo su di esso pochi e selezionati oggetti che il bambino possa raggiungere autonomamente.

Se ben studiato e realizzato, il bambino trascorrerà piacevolmente in quello spazio gran parte del suo tempo di veglia.

 

How We Montessori

 

Un altro specchio potrebbe essere posizionato nello spazio adibito al momento del cambio. In questo modo si può rendere il bambino maggiormente partecipe di quanto accade in quegli istanti e stimolare l’acquisizione di consapevolezza delle parti del suo corpo.

Mi sento invece di sconsigliare l’applicazione dello specchio vicino allo spazio del sonno. In questo caso infatti potrebbe costituire un elemento di distrazione e, quindi, di eccitazione, poco funzionale all’avvio al riposo.

 

Come scegliere lo specchio giusto

 

Data la delicatezza di tale oggetto è molto importante che ne sia curata con attenzione la scelta.

Per garantire la massima sicurezza (oltre che una facile igienizzazione dell’oggetto) consiglio di scegliere uno specchio in acrilico, molto più resistente dello specchio classico.

Se di buona fattura, l’acrilico non determinerà una minore qualità dell’immagine riflessa e proteggerà dal rischio di rottura in caso di urti o cadute.

Online è possibile trovare diverse soluzioni che presentano un buon rapporto qualità/prezzo. Qui alcuni esempi:

 

 

In conclusione

 

Lo specchio aiuta il bambino a sviluppare il senso visivo, ad acquisire gradualmente consapevolezza di sé, del proprio corpo e dei propri movimenti e promuove lo sviluppo sociale ed emotivo.

Mi permetto inoltre di consigliarvi due bellissimi libricini da utilizzare con il vostro bambino davanti allo specchio, per indagare insieme tutte le varie espressioni del viso e provare ad imitarle:

 

Prezzo: EUR 6,72
Da: EUR 7,90
 
Prezzo: EUR 5,01
Da: EUR 5,90

 

E voi? Avete mai pensato di provare ad offrire uno specchio al vostro bambino?

 

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La lezione del silenzio secondo Maria Montessori

 

 

Il silenzio: un grande assente nella nostra società.

Spesso di esso si tende ad avere una considerazione negativa, a percepirlo come una mancanza, un vuoto da colmare il prima possibile.

Esso rappresenta, invece, un dono, un regalo a noi stessi e agli altri. È grazie ad esso infatti che possiamo ritrovare il piacere di ascoltare (importante tanto, se non più, quello di parlare) ed aprirci al mondo circostante.

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Che rabbia! – Consigli e racconti per aiutare i più piccoli ad imparare a gestire la rabbia

 

 

Al giorno d’oggi, per fortuna, si sente molto frequentemente parlare delle emozioni dei bambini e dell’importanza di educare quest’ultimi a riconoscere e governare i propri stati emotivi.

Imparare a gestire e modulare le proprie emozioni è un compito fondamentale quanto complesso, che richiede lo sviluppo della cosiddetta competenza emotiva, cioè la capacità di riconoscere, nominare ed esprimere nella maniera più adeguata il proprio sentire, senza lasciarsi sopraffare da esso.

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I colori delle emozioni – Un libro per l’educazione affettiva

 

 

 

Ma? Cosa succede al mostro dei colori? È confuso, stralunato… Non riesce proprio a capire cosa stia succedendo!

Per fortuna entra in scena la sua amica, una bambina in scala di grigi.

Ecco qual’è il problema: caro mostro, hai fatto un pasticcio con le tue emozioni! Così, tutte mescolate, non funzionano bene!

La soluzione è una sola: ordinarle e sistemarle, ciascuna nel suo barattolino. Così sarà più facile riconoscerle e starai molto meglio!

 

 

Con I colori delle emozioni l’autrice spagnola Anna Llenas offre ai più piccini un aiuto nel riconoscere le principali emozioni, dandone una descrizione semplice e delicata, ricca di colore.

La dimensione emotiva è una questione centrale e molto delicata nella fascia 0-3 anni.

I bambini piccoli sono spesso travolti da grandi emozioni, che non di rado faticano a riconoscere e a gestire. L’alfabetizzazione emotiva, cioè la capacità di regolare le proprie emozioni e provare empatia per l’altro, è una competenza complessa, che si costruisce solo nel tempo.

Nel cammino verso un corretto sviluppo emotivo risulta centrale il contributo che può dare l’adulto, soprattutto attraverso adeguate strategie educative.

Il bambino infatti sarà facilitato nell’acquisizione delle competenze emotive se gli adulti che si occupano di lui lo lasceranno libero di esprimere le proprie emozioni, lo aiuteranno a verbalizzarle e gli resteranno vicino offrendogli il giusto contenimento.

È importante, quindi, non indurre alla repressione dei sentimenti (che rimarrebbero così eventi intensi ma “senza nome”) ma piuttosto aiutare il bambino a dare un nome a ciò che sta provando e a trovare semmai una soluzione all’evento che lo ha portato a sperimentare tale emozione.

Nello sviluppo della competenza affettiva albi illustrati, racconti e storie rivestono un ruolo chiave.

Il bambino può infatti trovarvi un rispecchiamento della propria esperienza, riconoscere le singole emozioni e dare loro un nome.

I colori delle emozioni presenta disegni semplici, dai tratti essenziali, e testi pieni di tenerezza. Il tutto studiato per catturare l’attenzione dei piccoli lettori ed aiutarli ad identificare le proprie emozioni, a capire cosa si sente quando si prova ciascuna di esse e come esprimerlo, tanto attraverso le parole quanto attraverso i colori.

Ogni emozione ha infatti il proprio colore: giallo per la gioia, verde per la calma, blu per la tristezza, nero per la paura, rosso per la rabbia e rosa per l’amore.

 

 

Attraverso i personaggi del mostro e della bambina impariamo che tutte le emozioni sono normali, che non c’è niente di male nel sentirsi tristi, impauriti oppure arrabbiati. Ciò che conta infatti è saper riconoscere il proprio stato d’animo, perché le nostre emozioni “in ordine funzionano meglio!“.

Saper dare loro un nome ci permette infatti di uscire dal disorientamento, vivere l’emozione stessa ed, eventualmente, agire sulla sua causa per stare meglio.

 

 

Dove trovarlo

 

Esistono ormai in commercio diverse edizioni del libro.

La versione più bella è senza alcun dubbio quella pop-up, che affascina notevolmente i piccoli lettori:

 

 

C’è poi l’edizione normale, più pratica da leggere anche fuori casa:

 

 

Attività con il libro

 

Oltre alla lettura del racconto, già di per sé molto bello ed interessante, il libro consente anche la messa in atto di attività legate al tema delle emozioni, facilmente realizzabili anche in casa.

Una di queste consiste nella realizzazione dei barattolini delle emozioni.

 

 

Con una minima spesa potete realizzare con i vostri bambini dei contenitori o dei barattoli all’interno dei quali inserire del filo o dei gettoni dei colori corrispondenti alle emozioni del testo.

Il bambino quindi potrà ricorrervi quando proverà quell’emozione, prendendo il barattolino corrispondente oppure infilando i gettoni nel corrispettivo contenitore (riflettendo così sul proprio stato d’animo, comprendendolo ed arrivando nel tempo anche a gestirlo meglio!).

 

In conclusione

 

Educare alle emozioni significa dare il proprio contributo affinché i bambini di oggi siano un domani adulti equilibrati, felici ed empatici.

Con la sua poesia, i colori e l’amicizia I colori delle emozioni è uno strumento utilissimo a tal fine… Un testo che decisamente non può mancare in una libreria di qualità!

Spero che piaccia a voi e ai vostri bambini tanto quanto è piaciuto a me.

Non mi resta che augurarvi buona lettura!

 

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I libri di Hervé Tullet: creatività ed arte per i più piccini

 

I bambini vogliono sapere tutto e non hanno pregiudizi. Essi, più sono piccoli e più sono aperti. Tutto è comprensibile ed è in grado di comunicare per loro con un vasto repertorio di strumenti. Tutto quello che dovete fare è mostrare qualcosa, per farla diventare l’inizio di una nuova cosa.”  

 

Hervé Tullet

 

Dopo un decennio di lavoro come direttore artistico nella pubblicità e nella comunicazione, Hervé Tullet entra nel mondo dell’illustrazione, pubblicando il suo primo libro per bambini nel 1994.

Oggi ha all’attivo una settantina di libri e viaggia per il mondo per realizzare i suoi laboratori di animazione per i bambini.

 

 

La sua genialità ricorda quella di Leo Lionni, autore di capolavori come “Piccolo blu, piccolo giallo“, e il suo intento principale è quello di coinvolgere il più possibile il lettore, al punto da farlo divenire egli stesso in parte autore della storia.

Perché un libro funzioni, secondo Tullet, è infatti necessario che esso stimoli la creatività del bambino, permettendogli di aggiungere qualcosa di sé alla storia.

Ognuno di noi ha un senso artistico che può essere risvegliato e fatto germogliare. Questo se si ha la possibilità di sperimentare, comunicare ed osare liberamente, senza pensare a realizzare un prodotto perfetto.

L’arte infatti è un mezzo, un prezioso gioco, non un fine.

Dinamicità, creatività ed emozioni: un mix che rende i libri di Hervé Tullet dei veri capolavori della letteratura per l’infanzia.

 

Un libro

 

 

Un albo semplice eppure incredibilmente coinvolgente, divertente e ricco di magia, vincitore del Premio Andersen 2011.

A partire da un pallino giallo inizia un gioco che coinvolge irresistibilmente il piccolo lettore.

Cosa succede se premiamo sul pallino? E se scuotiamo il libro? E se applaudiamo?

 

 

Seguendo le varie indicazioni il bambino (e l’adulto) interagisce con il libro, e pagina dopo pagina scopre che ad ogni sua azione corrisponde una reazione nella storia: sembra quasi una magia!

Un libro che permette quindi di stupire e coinvolgere i bambini su diversi argomenti: colori, numeri, arte, spazio…

 

 

Prezzo: EUR 10,20
Da: EUR 12,00

Età di lettura: dai 3 anni.

 

Colori

 

 

Un libro che coinvolge il piccolo lettore in un viaggio appassionante nel mondo dei colori.

Il dito del bambino diviene un pennello e il libro una tavolozza: cosa succede se mischiamo il giallo e il rosso? e se scuotiamo il libro facendo colare il giallo nel blu?

 

 

Come “Un libro” anche “Colori” è un libro interattivo, che stimola la creatività e favorisce il protagonismo del bambino, invogliandolo a prendere in mano un vero pennello e sperimentare dal vivo i movimenti suggeriti dalla storia!

 

Prezzo: EUR 10,20
Da: EUR 12,00

 

Età di lettura: dai 3 anni.

 

Un gioco

 

 

Anche con “Un gioco” Tullet riesce a conquistare pienamente i lettori, piccoli e grandi.

Il pallino diventa qui un personaggio con emozioni e sentimenti, che invita il bambino a giocare.

Servendosi del proprio dito il piccolo lettore dovrà aiutare il piccolo pallino giallo a muoversi lungo le pagine del libro, seguendo articolate linee, saltando e pronunciando parole magiche.

Un libro che non solo appassiona e coinvolge, ma che indirettamente favorisce lo sviluppo della coordinazione oculo-manuale e della motricità fine, coniugando divertimento ed apprendimento.

 

Prezzo: EUR 10,20
Da: EUR 12,00

 

Età di lettura: a partire dai 2-3 anni

 

La fabbrica dei colori

 

 

La fabbrica dei colori” è uno strumento straordinario per progettare e realizzare attività e laboratori creativi con i bambini.

Si tratta di una raccolta di progetti selezionati e sperimentati da Tullet in giro per il mondo, per dare voce alla propria immaginazione ed esprimersi liberamente nel gioco.

 

 

Nel libro l’autore spiega come svolgere le attività, quali materiali utilizzare e come organizzare il tutto affinché l’evento sia un successo!

Una fonte di ispirazione e di spunti creativi sia per i genitori che per educatori ed insegnanti.

 

 

Età di lettura: a partire dai 3 anni

 

In conclusione

 

I meravigliosi libri di Hervé Tullet favoriscono lo sviluppo dell’immaginazione e della creatività, facoltà oggi spesso indebolite dall’uso eccessivo e precoce delle tecnologie, valorizzando anche l’aspetto dell’interattività.

Si tratta di libri di qualità, che non possono mancare nelle librerie dei piccoli lettori.

Non mi resta che augurarvi buona lettura!

 

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Il riordino: un difficile compito? – Alcune strategie

 

 

Metti a posto!

Non voglio più ripeterlo! Metti tutto in ordine!!

 

La questione del riordino: uno dei motivi di maggior stress per i genitori, spesso motivo di vere e proprie lotte domestiche!

Trattare questo argomento non è semplice, e richiede innanzitutto una adeguata conoscenza di cosa sia l’ordine per il bambino e di quale sia la sua importanza.

L’ordine esterno (tanto ambientale quanto in termini di tempi, routine e pratiche) è infatti una condizione essenziale per il bambino al fine di costituire un proprio ordine interno.

Ciò è naturalmente molto difficile se invece essi vivono in un ambiente dominato dal caos!

Per questo motivo vi invito, prima di proseguire nella lettura di questo articolo, a leggere i seguenti, sua debita premessa:

 

– L’importanza dell’ordine per il bambino

– Consigli montessoriani per organizzare le attività per il bambino

– Perché dire “No” alle “ceste dei giocattoli”

 

L’errore più comune

 

Sentendosi in difficoltà spesso l’adulto ricorre a strumenti come urla, punizioni e minacce:

 

“Lo sai che fine fanno questi giochi se non li metti a posto? Li butto!”

Visto che non li metti in ordine li regalo ad altri bambini

Non hai messo a posto quindi niente più giro sulle giostre!

 

Ma siamo davvero certi che da mezzi quali questi possa germogliare un atteggiamento di collaborazione positiva?

Come Maria Montessori metteva in luce oltre un secolo fa, punizioni, urla e minacce sono tossiche, tanto per il bambino quanto per la famiglia tutta.

Una educazione basata su questi strumenti produce individui capace solo di obbedire e non di pensare, né tantomeno di ragionare sulle proprie azioni e sulle loro conseguenze.

Apparentemente fanno raggiungere il risultato auspicato, ma cosa brucia sotto le ceneri? Paura, frustrazione e rabbia.

 

E allora? Come fare?

 

L’intervento migliore è senza dubbio quello che avviene a monte e che consiste nel curare adeguatamente tanto l’ambiente quanto la relazione.

Ciò significa praticamente:

 

Pensare ed allestire adeguatamente lo spazio: un ambiente ben strutturato richiamerà esso stesso il bambino a mantenere l’ordine e a prendersi cura degli oggetti.

Un suggerimento è quello di creare aree gioco ben distinte, a seconda delle attività (angolo della lettura, spazio per i travasi, per le attività grafico-pittoriche…). Questo aiuterà il bambino a costruire degli schemi mentali e lo faciliterà sia nel muoversi nell’ambiente a seconda dei propri interessi, sia nel riordino delle attività una volta terminato il gioco.

 

montessori en casa

 

Stabilire dei limiti chiari e fermi: i limiti (da non confondere con i ricatti!) sono fondamentali al bambino. Se posti correttamente e spiegati lo aiutano ad orientare se stesso e la propria condotta, offrendogli sicurezza ed occasioni di apprendimento (per sapere di più sull’importanza dei limiti e su come porli vedi QUI).

In questo caso stabiliamo che: “Prima di prendere un nuovo gioco mettiamo via quello che non usiamo più”.

Sarà compito nostro ribadire il limite (con una “elastica fermezza”) e renderlo ben chiaro fin da quando il bambino è piccolo, mostrandoci noi, in primis, rispettanti lo stesso!

In questo modo il bambino avrà davanti a sé un piccolo compito e lo percepirà come un obiettivo raggiungibile. Decisamente molto più semplice che costringerlo ad affrontare un caos imperante!

 

 

Rendiamo il riordino piacevole e coinvolgente per il bambino: Ciò può essere fatto in vari modi. Possiamo partecipare noi stessi al riordino, presentandogli quindi l’attività come occasione per fare qualcosa insieme, come una squadra!

Altra strategia è quella di renderlo protagonista, stimolandolo a trovare soluzioni: “Che dici? Dove mettiamo questo gioco? È meglio mettere a posto prima questo oppure quello?“.

Non nuoce utilizzare anche canzoni o filastrocche che aiutino a creare una vera e propria routine del riordino, che diviene così conclusione naturale e piacevole di qualsiasi attività!

Al termine dell’attività facciamo notare al bambino i risultati ottenuti.

Questo però non significa sperticarci in “Bravo!”, “Come sei stato buono!“…

Piuttosto che dare un giudizio sulla persona cerchiamo sempre di mantenere il focus sulle azioni e sulle loro conseguenze: l’ambiente è in ordine e ciò è conseguenza del suo impegno.

Ciò è più che sufficiente affinché egli possa sentirsi gratificato dei propri sforzi!

 

Un aiuto dalla letteratura per l’infanzia

 

Come sempre non posso esimermi dall’offrire alcuni consigli di lettura che possono essere utili a trattare la questione riordino con i bambini.

Vi consiglio in particolare:

 

Prezzo: Non disponibile
In conclusione

 

E voi? Come gestite il momento del riordino? Quali strategie trovate più efficaci, e quali meno?

 

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“Le ricette di Maria Montessori cent’anni dopo: Alimentazione infantile a casa e a scuola” – Una recensione

 

 

Quello dell’educazione alimentare è oggi un tema molto sentito, che vede grande impegno non solo da parte delle famiglie e delle strutture educative, ma anche da parte di nutrizionisti, dietologi e grandi esperti.

Ebbene, anche nel campo dell’educazione alimentare le intuizioni di Maria Montessori hanno preceduto largamente i tempi e possono essere considerate, ancora oggi, sotto molti aspetti validi ed attuali.

Le ricette di Maria Montessori cent’anni dopo“, curato da Leonardo De Sanctis e con interventi di autori e studiosi del calibro di Giovanna Alatri, Andrea Camilleri, Renato Foschi, Elena Dompé e Paola Trabalzini, narra dell’importanza di una corretta educazione alimentare per un sano e completo sviluppo psicofisico del bambino.

Il testo inizia con l’analisi della rivoluzione operata da Maria Montessori, la quale fu tra i primi ad affermare l’importanza di tutelare l’alimentazione anche nei contesti educativi, sottolineando la necessità di garantire una adeguata refezione scolastica soprattutto nei contesti più poveri, in modo da proteggere i bambini da tutte le problematiche connesse con la malnutrizione.

La dottoressa, sempre in prima linea nella tutela dei più svantaggiati, introdusse il sistema di refezione anche all’interno delle sue Case dei Bambini, attribuendo al momento del pasto grande valenza educativa.

 

 

Come scrive Elena Dompé, emerge chiaramente come nel Metodo:

 

“Le attività connesse al mangiare diventano momenti di importante ‘apprendimento a vivere’.

 

Nelle sue scuole il pranzo avviene in un ambiente gradevole, stimolante ed educativo. Gli arredi sono proporzionati e i suppellettili studiati per favorire l’autonomia dei bambini.

Ognuno ha un ruolo in questo speciale momento: alcuni bambini si occupano dell’apparecchiatura della tavola, c’è chi serve le pietanze e chi, terminato il pasto, sparecchia, lava le stoviglie e ripone ogni cosa al suo posto.

 

©Pinterest

 

La maestra ha il compito di mostrare l’esecuzione di ogni atto, di ogni processo: come appoggiare i piatti, come versare l’acqua, come servire le pietanze… e così il pasto in comune non è più solo un importante momento di socialità condivisa ma anche un momento di perfezionamento pratico.

Per questo esso rientra pienamente nell’ambito degli esercizi della Vita pratica.

Il testo presenta molti interessanti interventi, come quello di Carlo Petrini, fondatore di Slow Food, e di Marilena Henry-Montessori (figlia di Mario e nipote diretta di Maria Montessori), che ci narra “l’altra Maria”, con i ricordi della Montessori nella vita privata, anche e soprattutto in cucina!

Questo bel libro può quindi essere uno strumento per gli educatori, per i genitori e anche per chi si occupa di pedagogia in generale, per ricordare l’importanza dell’educazione alimentare, capire come strutturare il pasto al fine di renderlo un momento non solo di convivialità ma anche educativo e per apprendere di più in merito all’alimentazione infantile e alle pratiche in vigore in tale ambito ieri come oggi.

 

In conclusione

 

Oltre che in libreria il testo è reperibile online:

 

 

Non mi resta che augurarvi una buona ed arricchente lettura!

 

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