Autore: Francesca Perica

I bambini e il piacere dell’acqua

I bambini e il piacere dell’acqua

    L’acqua esercita un potere straordinario sui piccoli, poiché gli consente di ritrovare le sensazioni sperimentate nella pancia della mamma durante la gestazione. All’interno dell’utero il bambino ha trascorso mesi cullato e massaggiato dai movimenti del liquido amniotico e il contatto con l’acqua gli 

Gestire il cambiamento – di cosa ha bisogno il tuo bambino

Gestire il cambiamento – di cosa ha bisogno il tuo bambino

  Grazia Honegger Fresco, montessoriana nell’anima e grande interprete dei piccoli era solita dire che: “i bambini sono conservatori“. Un’espressione che forse potrà suonare all’inizio curiosa ma che risulta profondamente vera. A chi sa osservare i bambini risulta evidente la loro spasmodica ricerca di ordine. 

Ci dispiace, ma non è “Montessori”!

Ci dispiace, ma non è “Montessori”!

 

 

Negli ultimi anni sta avvenendo nel nostro Paese una ri-scoperta dell’opera pionieristica di Maria Montessori.

Da un lato questo fenomeno è straordinariamente positivo, dato che il suo messaggio potrebbe davvero consentire quei cambiamenti nell’approccio all’educazione e alle questioni sociali necessari a risolvere molti dei grandi problemi del mondo odierno. Allo stesso tempo, a sollevare dubbi sono le modalità con cui tale riscoperta sta avvenendo.

Il rischio è che si scada nella “moda” e che questa straordinaria quanto complessa opera venga del tutto snaturata, se non strumentalizzata, per il tornaconto di pochi.

Si dice che il Montessori sia per tutti i bambini ma non per tutti gli adulti. Ciò è vero nella misura in cui abbracciare questa visione non significa solo comprare qualche materiale con su scritto “Montessori” o creare un ambiente con mobili a misura.

Per essere insegnanti, educatori e genitori montessoriani è necessario molto studio e grande volontà di lavoro su se stessi.

Amore e conoscenza scientifica e puntuale del bambino, dei suoi bisogni e di cosa egli necessita per poter crescere sono gli elementi fondanti l’educazione come aiuto alla vita.

Passando al concreto, io e Alessandra di Nascere e crescere Montessori vorremmo qui riflettere insieme per capire perché alcuni esempi di materiali, arredi e proposte spesso presentati come ‘montessoriani’ in realtà tali non sono.

Si tratta solo di un piccolo orientamento, speriamo utile, per acquisire alcuni strumenti pratici per distinguere ciò che effettivamente può essere una valida risorsa per il vostro bambino da ciò che, invece, è forse più trendy che funzionale.

 

Il barattolo della calma

 

 

Nel tempo sono state prodotte innumerevoli varianti di questo fantomatico oggetto calmante: il barattolo della calma, lo spruzza-calma…

Nella versione più semplice si tratta di un piccolo barattolo in vetro (o plastica… sigh) riempito con una miscela di acqua calda, glitter, colla o gel per capelli.

L’effetto che si ottiene è alquanto ipnotizzante e, per questo, efficace!

Il bambino è agitato? Offriamogli il barattolo e in poco tempo ritroverà la tranquillità. Apparentemente, almeno.

La verità è che questo oggetto può essere considerato, al massimo, un palliativo. Esso pone fine alla manifestazione del disagio ma, al pari di altri strumenti e pratiche (dallo ‘schiaffo educativo’ al time out..) non aiuta il bambino ad individuare e ad affrontare la causa di quel disagio.

Per questo tale prodotto non può definirsi una proposta associabile al pensiero montessoriano.

Il bambino ha bisogno di una guida che lo sostenga nei momenti di difficoltà e di lavori interessanti che lo aiutino a ritrovare la stabilità mediante la concentrazione.

 

Ogni gioco in legno

 

Il legno è un materiale fantastico. Preferirlo alla plastica è un vero e proprio dovere educativo, non solo per questioni più ampie di natura ambientale ma anche perché esso offre una varietà di esperienze sensoriali, impensabili mediante la prima.

Ciò non vuol dire che ogni gioco in legno sia, in virtù di questo, montessoriano.

Se, ad esempio, la proposta in questione è incapace di isolare le qualità (è ricca di luci, suoni, colori od odori diversi allo stesso tempo), non consente l’esercizio autonomo da parte del bambino o non permette di lavorare su una singola abilità alla volta, allora di certo non la si potrà dire concorde alla pedagogia montessoriana. Così come il rispetto del principio di realtà dell’azione richiesta dal gioco o dell’immagine ,prerequisito Montessoriano per una corretta analisi della realtà stessa.

Perché? Perché essenzialmente attività di questo tipo non corrispondono al modo in cui ‘funziona’ la mente del bambino.

Egli ha bisogno di risposte isolate, rispondenti alla realtà  e progressive ai suoi bisogni di crescita e di sviluppo delle funzioni. Ha necessità di ordine e di strumenti che gli consentano di classificare le impressioni provenienti dall’esterno.

Non solo i materiali sensoriali di sviluppo (che sono materiali scientifici, esatti e che per questo andrebbero lasciati alle scuole a meno che non si possieda la preparazione adeguata per il loro utilizzo), ma anche le proposte più semplici richiedono esattezza, leggibilità ed essenzialità.

Solo così il bambino potrà realmente fare da solo e trarre da quel lavoro il necessario per il proprio accrescimento.

 

I “pannelli montessoriani” e i Quite  book

 

 

I pannelli multiattività nascono negli Stati Uniti con il nome di Busy board, letteralmente “bacheca indaffarata”.

Si tratta di un pannello di legno di medie dimensioni sul quale vengono fissati i più differenti oggetti: dalle lampadine alle chiusure a zip, dagli xilofoni alle calcolatrici, dai chiavistelli per porte ai campanelli per le biciclette.

I Quite book (letteralmente “libri della calma”), sulla stessa stregua, riuniscono in un unico libro, di stoffa o simile, diverse attività.

L’idea di fondo è quella di offrire al bambino un ricco concentrato di proposte che lo tengano occupato e lo aiutino a sviluppare la motricità.

Perché attività di questo tipo non sono Montessori?

In realtà è già lo stesso nome a cozzare con i principi montessoriani. Il bambino non ha alcun bisogno di “essere intrattenuto” o “tenuto occupato”. Il gioco non è per il bambino un mero passatempo ma un’attività nobile e degna del più profondo rispetto. Il gioco è lavoro e il bambino ha bisogno di risposte, non di stimoli.

Per potersi polarizzare efficacemente l’attenzione ha bisogno di oggetti adeguati e, soprattutto, isolati. Una proposta che richiede l’esecuzione di attività tanto diversificate in uno stesso gioco si configura come un ostacolo più che come un aiuto all’instaurarsi della concentrazione.

Di fronte a queste proposte il bambino si confronta con oggetti e materiali che stimolano simultaneamente più sensi e che richiedono lo svolgimento di azioni con vari livelli di complessità, difficilmente tutte adeguati alla situazione che il bambino vive in quel momento.

In due parole: sovrastimolazione e frustrazione.

Qual è allora la soluzione?

Osservate il vostro bambino e tentate di interpretare quale sia l’attività più in grado di rispondere ai sui bisogni attuali. Se, ad esempio, vi sembra interessato all’azione di aprire e chiudere, potete costruire con poca spesa dei singoli, piccoli, pannelli (in legno o compensato) ognuno con una sola chiusura.

In questo modo il bambino potrà concentrare la propria attenzione in maniera funzionale e ripetere l’attività senza distrazioni fino a quando il suo bisogno interiore non sarà pienamente soddisfatto.

 

Le pareti troppo decorate

 

Mi è capitato più volte di leggere online post di presentazione di camerette ‘montessoriane’ aventi pareti decorate con mille adesivi, scritte, pitture murali di vario genere dai colori sgargianti…

Per quanto nel nostro immaginario adulto tali decorazioni possano apparire meravigliose, non dimentichiamo che per il bambino estetica ed essenzialità vanno di pari passo.

Per essere bello un ambiente non necessita del troppo, ma del giusto. Non a caso si dice che: “Il troppo stroppia”!

Per Maria Montessori l’ambiente doveva contenere il “necessario sufficiente” per i bisogni dei bambini.

Bastano pochi elementi scelti con cura, dalle forme delicate e dai colori adatti.

Ai molti poster o adesivi preferite poche opere d’arte o rappresentazioni della natura e del mondo animale da ruotare con il passare del tempo ed il mutare degli interessi.

Appendendo queste poche e selezionate proposte all’altezza dello sguardo del vostro bambino non solo renderete più ordinato ed esteticamente curato l’ambiente ma nutrirete in maniera indiretta anche il suo senso del bello e la sua capacità di osservazione: in molte occasioni Montessori ci descrive nei suoi testi bambini rapiti nell’osservazione dei dettagli più minimi delle grandi opere classiche.

 

Il “cesto montessoriano”, il “cubo Montessori”…

 

…E chi più ne ha, più ne metta!

Capita spesso di leggere sul web di proposte e materiali provenienti da altri filoni teorici e di lavoro integrati in ambienti montessoriani.

Molte proposte, come ad esempio il Cesto dei tesori ed il Gioco euristico (ideati dalla psicopedagogista inglese Elinor Goldschmied) o i materiali per la motricità libera di Emmi Pikler, si coniugano senza dubbio efficacemente con i principi montessoriani.

Se e come effettuare tale integrazione dovrebbe però essere deciso dal singolo adulto (o èquipe educativa nel caso di una struttura), evitando altrimenti di mescolare in maniera confusa (e talvolta controproducente) i diversi approcci.

Preferire una proposta ad un’altra richiede una conoscenza e uno studio adeguate di entrambe. Facciamo, allora, il possibile per evitare confusione e chiamiamo le cose con il loro nome.

 

La torre dell’apprendimento, la balance board, la rainbow rocker


 

Questi giochi non trovano appartenenza nella Pedagogia Montessori nè nelle ricerche Montessori attuali.

La torre dell’apprendimento nasce per consentire al bambino di salire al livello del lavoro dell’adulto e poter cucinare o collaborare con lui nel suo piano di lavoro.

La rivoluzione che il pensiero montessoriano ha portato sta nel dare il mondo al bambino a sua misura: ecco che l’adulto si abbassa alla sua altezza, osserva dalla sua prospettiva, condivide il suo piano di lavoro consentendogli un ambiente proporzionato.

Questo fare porta negli adulti una nuova visione e un’inedita responsabilità, quella di co-costruire insieme ai bisogni del bambino una nuova prospettiva culturale che lo includa.

Qualora fosse necessario al bambino salire al piano dell’adulto questo dovrebbe essere possibile sempre e ovunque, con una sedia, uno sgabello e solo quando il bambino può padroneggiare con sicurezza questi strumenti. Tempo che il bambino saprà riconoscere. Prima la necessità è che la casa sia a sua misura ed egli possa agirla.

La balance board e la rainbow rocker, per quanto proposte interessanti sono multiscopo e non rispondenti ai principi di isolamento di una qualità,  principio di realtà…

 

In conclusione

 

Districarsi tra le proposte studiate e sperimentate da Maria Montessori e nella Pedagogia Montessori da ricercatori e studiosi della materia oggi non è cosa semplice.

Il bambino viene nuovamente offeso e oltraggiato da proposte volte a guadagnare sulla fragilità dei neogenitori che per i propri figli, giustamente, vorrebbero fare bene.

Come scegliere?

Ricordiamo che la pedagogia Montessori parte dal principio che l’educazione è una rivoluzione economica e dunque possibile per tutti. Non c’è bisogno di possedere case enormi per contenere così  tanti oggetti, spesso grandi e ingombranti, spendendo cifre importanti.

Quello che dobbiamo costruire è solo uno sguardo nuovo, uno sguardo che parta dal bisogno del bambino di sentirsi riconosciuto nelle sue necessità profonde che cambiano insieme a lui. Riconoscerlo e consentirgli di autodeterminarsi fino ad autoregolarsi è il cambiamento culturale che questo mondo attende.

In questa visione, costruire un ambiente a sua misura che possa essere come la nostra casa solo più piccolo dove consentirgli di sperimentare la realtà che lo circonda all’interno di una relazione piena di amore.

Per riconoscere i complessi e niente affatto scontati bisogni dei bambini c’è bisogno di sole 3 cose: conoscenza, creatività e amore.

Conoscere l’universo mondo dei bambini vuol dire dedicarsi a conoscere, dare una parte del proprio spazio interiore al bambino che è arrivato, uno spazio fatto di consapevolezza. Come per usare una Smart Tv abbiamo bisogno di studiare le istruzioni, così per aiutare i bambini ad essere evolutori del mondo qualcosina è necessario leggere.

La creatività è quella capacità che ci consente di creare occasioni per le necessità sempre nuove del bambino, di costruire possibilità a misura di bambino. È quella capacità che ci fa trasformare oggetti di uso comune in Aiuti allo sviluppo.

L’amore di cui chi educa prevede un riscoprirsi dentro (o vivere appieno) le connessioni tra le parti di questo mondo in cui ognuno è indispensabile, unico, insostituibile e fondamentale. Questo amore ci consente una visione vasta del possibile, tanto grande da comprendere ogni uomo, ogni donna, ogni bambino e ogni parte del cosmo nella relazione che gli consente vita a partire dalla relazione con il proprio grembo creatore da dove la vita ha origine.

 

È semplice educare?

Sì, se siamo innamorati della vita e pronti a vedere possibilità di felicità.

No, se cerchiamo facili soluzioni magari belle e pronte da acquistare.

 

 

Speriamo che questa (essenziale) riflessione abbia potuto offrire almeno un orientamento a chi (genitore e/o educatore), oggi, tenta di districarsi nel complesso orizzonte delle proposte educative alla prima infanzia.

Grazie ancora ad Alessandra Pecci per il suo prezioso contributo. Vi invito a conoscere meglio il suo lavoro e la sua esperienza attraverso il sito Nascere e crescere Montessori e la relativa pagina Facebook.

 

 

Io ed Alessandra rimaniamo disponibili per altre curiosità e chiarimenti. Buon lavoro di consapevolezza!

 

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Per approfondire ed applicare la pedagogia Montessori in casa, leggi il mio nuovo libro:

 

 

 

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I Futon bio per bambini – la proposta montessoriana di Vivere Zen

I Futon bio per bambini – la proposta montessoriana di Vivere Zen

Una prima forma di aiuto alla vita psichica del bambino è la riforma del letto e delle abitudini relative al sonno imposto e non naturale. Il bambino deve avere il diritto di dormire quando ha sonno e di svegliarsi quando ha finito di dormire e di alzarsi quando vuole. Per cui noi consigliamo, e già molte famiglie lo attuano, l’abolizione del classico letto del bambino [n.d.r.: alto e con le sbarre laterali] e la sua sostituzione con un giaciglio molto basso, quasi rasente al suolo dove il bambino possa stendersi ed alzarsi a suo piacere”

 

A chi non conosce i principi pedagogici chiave dell’educazione montessoriana l’idea di far dormire un bambino a stretto contatto con il pavimento potrebbe sembrare insolita quanto impraticabile. Anche chi sposa pienamente i suoi ideali presenta frequentemente, in merito alla questione del sonno, delle remore.

A generare del timore nei genitori è in particolare la questione sicurezza.
Come fare a garantire da un lato il rispetto dell’autonomia e della libertà di movimento del bambino e, allo stesso tempo, salvaguardare la sua incolumità da possibili cadute e proteggerlo da umidità e polvere?
Se si è disposti a fare una scelta diversa dal solito nella progettazione dell’ambiente del proprio bambino, il mio consiglio è quello di optare per un Futon.
Il termine giapponese Futon vuol dire “materasso che si arrotola”. Altro non è, infatti, che un particolare e sottile materasso di origine orientale.
A consigliare il suo utilizzo con i più piccoli sono stati negli ultimi anni noti esperti dell’educazione montessoriana, come Tim Seldin (presidente di The Montessori Foundation e di The International Montessori Council) e Paula Polk Lillard (autrice di libri di fama mondiale sull’educazione montessoriana). Quest’ultima, nel suo libro Montessori from the start, indica il Futon come luogo ottimale per favorire il sonno del bambino.
A renderlo una soluzione particolarmente adatta per la realizzazione dell’ambiente del nostro bambino sono la sua altezza contenuta e i suoi materiali di composizione.
I Futon per bambini infatti sono alti solo tra gli 8 e gli 11 centimetri. Se anche dunque all’inizio il bambino dovesse rotolare giù dal letto nel sonno, ciò avverrebbe senza alcun tipo di danno!
Le proprietà ergonomiche del Futon garantiscono inoltre un giusto sostegno del corpo e grazie alla sua particolare composizione di materiali naturali e anallergici, esso risulta perfetto per la pelle delicata dei più piccoli.

 

 

Per evitare che il materasso sia direttamente a contatto con il pavimento e garantire un buon isolamento termico sarà sufficiente per i genitori porre come base per il Futon un tappeto oppure un Tatami.
Questi altro non è che un pannello in materiale naturale (tradizionalmente si tratta di una stuoia di paglia di riso rivestita in giunco) spesso alcuni centimetri, in grado di garantire allo stesso tempo isolamento e traspirazione.
In alternativa, il Futon può essere tranquillamente adagiato su di una rete a doghe in legno. Insomma, per chi desidera progettare la cameretta del proprio bambino ispirandosi ai precetti del pensiero educativo montessoriano e mantenendo contenuti i costi, il Futon può essere davvero un’ottima alternativa al classico lettino.
Naturale, sicuro, facile da spostare e pienamente rispettoso del bisogno di libertà di movimento del bambino.
Scrive Maria Montessori in Il segreto dell’infanzia:

 

“[Il bambino] ha bisogno di cose semplici e le poche cose che esistono per lui, sono invece sovente complicate quasi a ostacolare la sua vita. In molte famiglie questa riforma fu attuata, mettendo un piccolo materasso in terra, ricoperto da una grande coperta. Allora i bambini vanno essi spontaneamente a letto la sera, gioiosi, e la mattina si alzano senza svegliare nessuno. Sono esempi che dimostrano come realmente ci sia uno sbaglio profondo nella impostazione della vita infantile e come l’adulto, affaticandosi e volendo fare il bene del bambino, vada veramente contro i suoi bisogni...”

Quella che l’adulto deve compiere è una riforma semplice, perché come dice la stessa Maria Montessori sono semplici le cose di cui il bambino ha davvero bisogno per la propria salute psichica. Occorrono una attenta progettazione dell’ambiente (se il bambino può muoversi autonomamente è fondamentale che la sua stanza sia sicura), fiducia nel bambino e una scelta accurata dei materiali.

 

Dove trovare un futon di qualità?

 

Data l’importanza del materasso per garantire un riposo sicuro e sereno, nonché il pieno benessere corporeo, consiglio ai genitori interessati a questo tipo di soluzione di rivolgersi solo ad aziende davvero attente alla qualità dei loro prodotti.
Dopo una approfondita ricerca io ho deciso di optare per il Futon di Vivere Zen, una azienda italiana specializzata in bioarredo artigianale.

Tutta la loro produzione tessile (come i Futon, i copriletti e i copripiumini) avviene interamente in Italia con un controllo attento delle materie prime, mentre i Tatami vengono importati dall’oriente mediante circuiti etici o verificati.
I loro Futon per bambini mi sono piaciuti perché sono realizzati in materiale naturale (3 strati di cotone biologico cardato abbinato, di volta in volta, a lattice o fibra di cocco) e presentano diversi tipi di rivestimenti (in puro cotone bio certificato, in Silver Antibatterico o all’ossido di zinco) antibatterici e traspiranti.

Il valore aggiunto è dato dalla possibilità di scegliere tra differenti misure di Futon (sono disponibili in formati da 8, 11 e 13 cm di spessore in relazione agli strati di cotone adoperati) e di poter persino richiedere all’azienda di realizzare sia questi che l’eventuale fodera a sacco di protezione totalmente su misura.

 

I Futon per bambini di Vivere Zen

 

In questo modo offriremo al nostro bambino non solo la possibilità di salire e scendere in totale autonomia dal proprio lettino, ma anche di riposare comodamente e in maniera del tutto sicura su di un supporto in grado di sostenere adeguatamente la sua colonna vertebrale e di mantenerlo ben caldo d’inverno e fresco d’estate.

Se la vostra intenzione è di optare per un complemento d’arredo di qualità, essenziale e di valido supporto allo sviluppo dell’autonomia del vostro bambino, vi invito a dare un’occhiata alla vetrina online di Vivere Zen.

 

In conclusione

 

Abbiamo visto come il Futon rappresenti una soluzione fantastica per il bambino, in particolare dai 18 mesi in poi, quando diventa sempre più forte la sua esigenza di autonomia e di movimento libero. Sarà il bambino stesso a comunicarvi quando è pronto, abbandonandosi con serenità al sonno nel suo lettino.

Ricordate: il vostro grande compito in quanto genitori è quello di preparargli un ambiente sicuro e seguirlo con amore e fiducia.

 

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Il lettino montessoriano – la proposta di Vivere Zen

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  Nel suo libro Il segreto dell’infanzia Maria Montessori dedica un intero capitolo al tema del dormire e all’importanza rivestita da una adeguata riforma del letto quale aiuto tanto alla vita fisica quanto alla vita psichica del bambino. Le parole con cui Montessori descrive il 

10 storie da non perdere, da leggere con il papà

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  Ogni occasione è buona per regalare dei libri. Ancor più quando questi libri celebrano qualcosa di prezioso ed importante come l’amore tra genitore e figlio. Con la festa del papà che si avvicina, ho deciso di offrirvi la mia selezione ragionata per fasce d’età 

Lanciare, che passione! – Perché accade e cosa puoi fare al riguardo

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Grande è la felicità che accompagna le iniziali, importanti, conquiste del bambino.

Le prime parole, così come i primi passi, vengono festeggiati gioiosamente. Non altrettanto avviene, però, quando il bambino inizia a far cadere gli oggetti…

E se vi dicessi che, per quanto incredibile, anche questa è una scoperta, una condotta motivata e sensata?

Essa costituisce una importante tappa dello sviluppo, una fase che più o meno tutti i bambini attraversano e che, vi assicuro, se gestita correttamente ha una durata limitata nel tempo.

Ma partiamo dal principio.

 

Perché i bambini lanciano gli oggetti?

 

Questa condotta può iniziare a manifestarsi anche prima dell’anno d’età ed ha, essenzialmente, una ragione conoscitiva.

Esatto, avete capito bene: lasciando cadere gli oggetti il bambino cerca di comprendere la realtà.

È probabile che la prima volta ciò accada per caso. Supponiamo che il bambino sia seduto a tavola e, all’improvviso, l’oggetto con cui sta giocando cada a terra. Per toccare il pavimento l’oggetto impiegherà un certo tempo e nel farlo produrrà un certo suono. L’esperienza probabilmente affascinerà il bambino, che, nel tentativo di comprendere il funzionamento del meccanismo causa-effetto, sicuramente vorrà ripeterla!

Teniamo sempre a mente che la ripetizione è il mezzo con cui il bambino apprende. Per questa ragione è probabile che, da quella fatidica prima volta, il bambino inizierà a studiare il misterioso meccanismo della gravità e la fisica dei corpi.

Scoprirà così che alcuni oggetti producono rumore, mentre altri no; che alcuni oggetti rimbalzano, mentre altri rimangono a terra; verificherà persino che alcuni oggetti possono rompersi!

Per quanto possa risultare dura da credere, quindi, lasciar cadere oggetti non è una sfida che il bambino muove all’adulto.

Si tratta piuttosto di una condotta conoscitiva, attraverso la quale il bambino cerca, per così dire, di “prendere le misure”, verificare l’estensione del loro corpo nello spazio e sperimentare le distanze in relazione ad esso.

Tale abilità, inoltre, permette loro di rafforzare il concetto di permanenza dell’oggetto e di esercitare le proprie abilità motorie e la coordinazione oculo-manuale.

Insomma, non intestardiamoci a considerarlo un dispetto: si tratta a tutti gli effetti di una necessità per il loro sviluppo motorio e psicologico.

 

Ulteriori cause

 

Di frequente si registra un intensificarsi di tali condotte tra i 18 mesi e i 3 anni.

È opportuno segnalare che spesso, intorno a questa età, le sue ragioni possono essere più complesse e diversificate.

In questo caso, il suggerimento che mi sento di offrirvi è di trattenervi dal re-agire e sforzarvi di osservare la condotta del vostro bambino. Sarà questa a rivelarvi le ragioni di fondo all’azione.

Probabilmente scoprirete che il vostro bambino era in quel momento particolarmente stanco, frustrato o annoiato e che, non avendo ancora le capacità linguistiche per esprimere questo suo sentire, ha adottato questa modalità alternativa di comunicare con voi.

Questa consapevolezza sarà per voi un nuovo punto di partenza dal quale iniziare ad agire.

 

Alcuni consigli per attraversare questa fase

 

Riguardo agli esperimenti compiuti dai più piccoli, trovo esemplare l’episodio riportato da Maria Montessori in  Il bambino in famiglia:

 

Sembrava che la bambina avesse uno scopo nel far cadere il sonaglio e nel rivolerlo subito dopo […] la madre saggia si limitava a raccogliere pazientemente e restituire il sonaglio. Prendeva parte, così, all’attività della sua figliolina e capiva la grande importanza che aveva per lei il ripetersi di questo esercizio”.

 

Questo non significa, naturalmente, lasciare che il bambino getti ogni cosa a terra, mettendo in pericolo gli oggetti e se stesso. Il segreto sta nella prevenzione.

Invece di cercare inutilmente di impedire al nostro bambino di lanciare oggetti, concentratevi sul limitare ciò che può lanciare e dove.

Lasciate a sua disposizione solo materiali sicuri e offritegli delle attività che soddisfino questo suo bisogno di scoperta e di crescita. Oltre a palline di vario materiale e grandezza è possibile, ad esempio, cucire piccoli sacchetti di stoffa riempiti di legumi secchi.

E quando il bambino getta qualcosa di inappropriato?

Centrale sarà la vostra risposta: niente sorrisi né, all’opposto, rimproveri. Sarà sufficiente fermare la condotta ribadendo in modo serio ma senza rabbia: “No, il libro si legge, non si getta.” 

Se la condotta dovesse reiterarsi, meglio togliere l’oggetto: “Così si rompe e non potremmo più utilizzarlo. Adesso lo metto via“.

Se il momento lo consente sarà possibile proporre al bambino l’alternativa lecita: “Vedo che vuoi tanto lanciare. Vuoi fare questa bella attività?

È molto probabile che questo processo debba essere ripetuto molte volte prima che la regola si radichi nel bambino, ma niente paura: i risultati arriveranno.

Altrettanto importante sarà la coerenza dimostrata dagli adulti di riferimento. Un limite giusto deve essere rispettato da ogni membro della famiglia per essere interiorizzato.

 

E con i bambini più grandi?

 

Come detto, il lancio degli oggetti può essere una condotta adottata dai bambini più grandi quale forma di comunicazione.

La via più efficace, in questi casi, consiste nell’aiutare il bambino a dare voce al proprio sentire.

Se, ad esempio, nel bel mezzo di una attività il bambino improvvisamente getta via il materiale, è possibile che ciò sia dovuto alla frustrazione di non riuscire a svolgere il compito.

In questo caso un possibile intervento consiste nell’avvicinarsi e con calma dirgli: “Mi sembri frustrato… La torre non sta dritta? Puoi dirmi ‘Aiuto’ se hai bisogno di me” e, volendo, aggiungere: “Non roviniamo i cubi. Magari mettiamoli via per un po’“.

Così facendo lo aiutiamo a prendere consapevolezza del suo stato d’animo e della sua condotta, responsabilizzandolo rispetto ad essi ed aiutandolo a dargli voce.

 

Nininoes.com

 

In conclusione

Per quanto apparentemente semplice, è perfettamente normale che tali condotte mettano alla prova l’adulto.

Il mio intento qui è però quello di dirigere la vostra attenzione sul modo in cui leggiamo questi comportamenti.

Sfide, dispetti, capricci… Molti sono i modi in cui vengono tradizionalmente definiti.

Essi sono invece, molto più semplicemente, forme di comunicazione, tanto dei propri bisogni di crescita quanto delle proprie difficoltà.

Sta a noi adulti comprenderlo e aiutare i più piccoli ad adottare condotte più consone ed efficaci.

 

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L’importanza della ripetizione – Perché non dovresti interrompere l’attività del tuo bambino

L’importanza della ripetizione – Perché non dovresti interrompere l’attività del tuo bambino

La ripetizione è il segreto della perfezione.   Così scrive Maria Montessori in La scoperta del bambino. In effetti si può affermare che nella prima infanzia (e non solo) la ripetizione rappresenti a tutti gli effetti la base per l’apprendimento e per lo sviluppo delle varie