Autore: Francesca Perica

Gestire il cambiamento – di cosa ha bisogno il tuo bambino

Gestire il cambiamento – di cosa ha bisogno il tuo bambino

  Grazia Honegger Fresco, montessoriana nell’anima e grande interprete dei piccoli era solita dire che: “i bambini sono conservatori“. Un’espressione che forse potrà suonare all’inizio curiosa ma che risulta profondamente vera. A chi sa osservare i bambini risulta evidente la loro spasmodica ricerca di ordine. 

Ci dispiace, ma non è “Montessori”!

Ci dispiace, ma non è “Montessori”!

    Negli ultimi anni sta avvenendo nel nostro Paese una ri-scoperta dell’opera pionieristica di Maria Montessori. Da un lato questo fenomeno è straordinariamente positivo, dato che il suo messaggio potrebbe davvero consentire quei cambiamenti nell’approccio all’educazione e alle questioni sociali necessari a risolvere molti 

Genitori efficaci? La chiave è essere autentici

Genitori efficaci? La chiave è essere autentici

 

Questo articolo nasce a seguito della curiosità manifestata da molti dopo che ieri ho condiviso sulla pagina Facebook di Aiutami a fare da me questa frase dello psicologo Thomas Gordon:

 

Sii il genitore che avresti voluto avere

 

Diverse persone mi hanno scritto per sapere di piú su Gordon e su cosa egli intendesse quando parlava di “genitori efficaci”.

Ho conosciuto Thomas Gordon durante gli studi universitari. Una docente ci assegnó la lettura del suo Insegnanti efficaci.

Ricordo che sul momento il titolo mi colpì, ma non in senso particolarmente positivo. Mi sembrava uno slogan, alla stregua di quei “libri-medicina” che promettono di renderti docente/educatore/genitore perfetto in tre semplici mosse.

Non esitai comunque a comprarlo e a dedicarmi alla sua lettura.

Dopo solo poche pagine dovetti ricredermi.

Il linguaggio di Gordon è schietto, semplice e diretto. Mi piacque subito perchè non si perdeva in arzigogolate riflessioni teoretiche, ma mi parlava in maniera chiara, mettendomi di fronte a veritá sconcertanti nella loro semplicitá, offrendo strumenti intelligenti e, soprattutto, applicabili non solo nella relazione docente-alunno, ma in ogni relazione umana.

 

Chi era Thomas Gordon

 

Psicologo clinico, Gordon fu allievo e in seguito collaboratore di Carl Rogers, padre della psicologia Umanistica e fondatore dell’Approccio Centrato sulla Persona.

Il lavoro di Rogers, assolutamente rivoluzionario per l’epoca, ispirò profondamente Gordon, portandolo a concentrare la propria attenzione sullo studio della qualitá delle relazioni.

La conclusione cui giunse è, per quanto apparentemente banale, di fondamentale importanza: la qualità delle relazioni che ogni persona intrattiene (siano esse familiari, scolastiche, lavorative..) determina in buona misura il suo benessere e la sua salute.

Piú la loro qualità sarà alta, piú possibilità avrà quella persona di sviluppare le proprie abilità e compentenze e di sperimentare senso di autoefficacia, uno dei fattori principali per il benessere individuale.

Famiglia e scuola, quindi, in quanto fondamentali agenzie educative, hanno un ruolo centrale nel garantire un positivo clima relazionale e, di conseguenza, la buona crescita della persona.

Ma ció avviene veramente?

Studiando le dinamiche relazionali sussistenti nelle scuole e presso le famiglie, Gordon mise in evidenza come quello prevalente fosse per lo piú uno stile relazionale fondato sul potere e il controllo autoritario dell’altro.

Oggi potremmo dire che la tendenza è verso uno stile molto più permissivo, che però facilmente degenera in un pericoloso atteggiamento lassista, in cui i bambini finiscono inesorabilmente per essere abbandonati a se stessi.

Proprio per questo molti invocano il ritorno al pugno duro, unica soluzione per evitare di “tirar su dei delinquenti”…

La verità, ci dice Gordon, è che tanto lo stile relazionale fondato sul potere quanto quello improntato al laissez faire sono dannosi ed inefficaci.

Esiste però una terza via, capace di favorire una crescita positiva ed efficace. La via democratica.

 

 

Essere genitori efficaci

 

A livello puramente etimologico essere efficaci significa essere in grado di produrre il proprio effetto, di riuscire ad ottenere il risultato che si desidera.

E cosa può desiderare un genitore se non di fare il possibile per educare il proprio bambino affinchè sia sereno e responsabile, autonomo e capace di autodeterminarsi?

Ma come realizzare questa massima aspirazione? Da dove partire per sostenere i nostri bambini in un percorso di crescita equilibrato?

Ebbene, ci dice Gordon, il primo passo è essere se stessi.

Mi spiego meglio.

Secondo Gordon molti adulti, una volta avuto un bambino, credono di dover assumere un ruolo, “indossare la tonaca del genitore” ed avere, di conseguenza, il diritto/dovere di esercitare il proprio potere sui figli.

Ancor peggio, nella relazione genitoriale molti finiscono per pensare solo secondo termini di vittoria e sconfitta: si passa dal “Gliele do tutte vinte” (stile lassista, tu vinci e io perdo) al “Io sono l’adulto, quindi decido io” (stile autoritario, tu perdi e io vinco).

Per Gordon invece, un genitore efficace è tale innanzitutto perchè rimane autentico. Egli non rinuncia alla sua identità e non ha paura di mostrare i suoi sentimenti. Recitando un ruolo, una parte, perdiamo infatti in spontaneità ed è molto più probabile per noi finire per comportarci in maniera innaturale o non sapere come agire.

 

Dimenticare la propria umanità è il primo grave errore di chi diventa genitore.
Un genitore efficace è quello che si concede di essere una persona, una persona autentica.
I figli apprezzano molto queste qualità di schiettezza e di umanità nei propri genitori.

Thomas Gordon

 

Accettare pienamente se stessi, con le proprie sicurezze ma anche le proprie debolezze, è il primo, fondamentale passo per accettare il proprio bambino, esattamente cosí com’è.

Il nostro bambino non è, infatti, una marionetta nelle nostre mani, da cercare di plasmare a nostro piacimento. Egli è, fin dall’inizio, persona, con sentimenti, aspirazioni e bisogni del tutto particolari, che meritano rispetto, ascolto e considerazione.

Il presupposto per una relazione parentale efficace diventa allora l’abbandono da parte dell’adulto di uno schema direttivo o giudicante, in favore di un contatto caratterizzato da interesse, apertura e accettazione.

Il genitore efficace punta, piú che sul parlare, sull’osservare e sull’ascoltare il proprio bambino. Un ascolto che è vero, attivo, che riflette all’interlocutore messaggi e sentimenti sottesi, aiutando entrambi a comprendersi in profondità. Ascolto attivo lo chiama Gordon.

Anche quando comunichiamo, persino in situazioni potenzialmente conflittuali, possiamo fare molto secondo Gordon per garantire che la relazione sia salvaguardata. L’importante è uscire dalla logica vincitori/perdenti e entrare in quella improntata al problem solving.

Ciò non solo è possibile, ma è anche più semplice di quanto si creda. Riuscirci aiuta sia i genitori, che sapranno rimanere centrati anche nelle situazioni più difficili, sia i loro figli, che avranno l’opportunità di crescere con una cassetta degli attrezzi che permetterà loro di orientarsi anche nei momenti più complessi della propria vita.

 

In conclusione

 

Gordon e la sua opera hanno segnato profondamente il mio percorso. Esattamente come Maria Montessori egli ha messo in luce come l’adulto, molto prima del saper fare, debba preoccuparsi del saper essere.

Il suo è un “metodo” volto a favorire l’acquisizione di consapevolezze e strategie per creare un ambiente relazionale democratico, basato sulla fiducia nelle persone e nella loro capacitá di autodeterminarsi al bene.

Consiglio ad ogni persona, non solo ai genitori o agli insegnanti, la lettura dei suoi testi.

Imparare a praticare l’accettazione e l’ascolto è di vitale importanza ben al di fuori della sfera familiare o scolastica.

È una occasione per offrire il proprio contributo al miglioramento della società intera.

 

È uno di quei paradossi semplici ma bellissimi della vita: quando una persona sente di essere sinceramente accettata per quella che è, si sente libera di prendere in considerazione un possibile cambiamento, di pensare a una possibile crescita, a cosa vorrebbe diventare, a come realizzare maggiormente il proprio potenziale.

Thomas Gordon

 

 

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Janusz Korczak e il diritto del bambino al rispetto

Janusz Korczak e il diritto del bambino al rispetto

Non parlavo ai bambini, ma con i bambini, non dicevo loro ciò che volevo che fossero, ma ciò che volevano e potevano essere   La prima volta che sentii parlare di Janusz Korczak fu un paio di anni fa. Mi imbattei per caso proprio in 

I Futon bio per bambini – la proposta montessoriana di Vivere Zen

I Futon bio per bambini – la proposta montessoriana di Vivere Zen

Una prima forma di aiuto alla vita psichica del bambino è la riforma del letto e delle abitudini relative al sonno imposto e non naturale. Il bambino deve avere il diritto di dormire quando ha sonno e di svegliarsi quando ha finito di dormire e 

Il lettino montessoriano – la proposta di Vivere Zen

Il lettino montessoriano – la proposta di Vivere Zen

 

Nel suo libro Il segreto dell’infanzia Maria Montessori dedica un intero capitolo al tema del dormire e all’importanza rivestita da una adeguata riforma del letto quale aiuto tanto alla vita fisica quanto alla vita psichica del bambino.
Le parole con cui Montessori descrive il classico lettino con le sbarre sono forti, ma scuotono le coscienze ed invitano alla riflessione: “È una gabbia alta di ferro, dove i parenti li fanno scendere su un giaciglio forzato, posta in alto perché l’adulto possa maneggiare il bambino senza avere il disturbo di chinarsi e perché possa abbandonarvi questa creatura che piangerà, sì, ma non si farà male.

Come noto uno dei principi fondamentali dell’approccio montessoriano riguarda la necessità di garantire libertà al bambino: libertà significa amore e fiducia sconfinata nelle sue infinite possibilità.
Il bambino è ricco di potenzialità creatrici, ma queste possono rivelarsi ed espandersi pienamente solo se egli è liberato dalle costrizioni che, troppo spesso, lo inibiscono soffocandolo.

Egli dovrebbe invece avere a sua disposizione un ambiente studiato e a misura delle sue possibilità e bisogni. Un ambiente maestro, che gli offra occasioni per costruire abilità, per apprendere ed imparare ad auto-regolarsi.
Tutto ciò riguarda, naturalmente, anche il sonno. Esso riveste grande importanza nella vita dell’uomo e tanto più in quella dei bambini piccoli. Il bisogno fisiologico di riposo consente al bambino di recuperare le energie investite quotidianamente nell’immenso lavoro di costruzione dell’essere.

Proprio in virtù della sua importanza è grande responsabilità dei genitori quella di favorire da parte del bambino l’instaurarsi in maniera precoce di un rapporto positivo con il sonno. Esso dovrebbe rappresentare per il bambino un’esperienza bella, positiva e piacevole.
Ora, alla luce delle considerazioni fin qui fatte, soffermiamoci a pensare su come viene tradizionalmente gestito questo momento.

L’adulto sceglie in maniera esclusiva quando calare il bambino nel lettino affinché dorma e quando invece lasciarlo uscire per svolgere le sue attività. Il bambino è totalmente passivo, la sua volontà è schiacciata, alla mercé di quella dell’adulto, che prende le decisioni al suo posto.
Immaginate per un momento di essere voi a venir messi a dormire in uno spazio ristretto, circondati da sbarre che vi sembrano altissime, consci di essere impotenti e di avere, come unica via di fuga da quella situazione, esclusivamente la possibilità di piangere ed urlare fino a quando qualcuno non verrà a trarvi fuori di lì…. Cosa provereste? Come vi sentireste?

Si tratta di una prospettiva forte ma profonda, che ci porta a rivedere e a mettere in discussione le modalità di gestione del momento sonno.
Grazie a pochi e semplici accorgimenti possiamo aiutare il nostro bambino ad instaurare un rapporto positivo con questa esigenza naturale e necessaria al benessere fisico e psicologico dell’individuo.

Abbandonarsi serenamente e fiduciosamente al sonno e potersi destare con calma e in autonomia gli permetterà di recuperare pienamente le energie quotidianamente investite nel suo perenne lavoro di costruzione dell’uomo.
In queste condizioni il momento della nanna non è più atteso con timore e i risvegli notturni non sono all’insegna della paura. Il bambino sente davvero proprio il luogo in cui dorme, esattamente come le altre parti del suo ambiente. Ricordiamo sempre che tra ambiente e bambino si generano legami e connessioni che noi adulti facciamo quasi fatica a comprendere, ma che assumono importanza centrale per lo sviluppo completo e sano della persona.

 

Quando un lettino può considerarsi montessoriano?

 

 

Nel mercato attuale è ormai frequente vedere attribuito l’aggettivo “montessoriano” a tanti prodotti che dei principi cari alla nostra dottoressa hanno davvero ben poco.
Non è sufficiente che un lettino sia privo di sbarre per essere, automaticamente, un lettino montessoriano.

Come spiega Grazia Honegger Fresco (allieva di Maria Montessori e a lungo direttrice del Centro Nascita Montessori di Roma) nel suo libro Abbiamo un bambino:

Il lettino montessoriano è stato ideato dal Centro Nascita Montessori. Dovrebbe essere adottato dai 6 mesi in poi quando il bambino abbandona la cesta montessoriana.
Data l’altezza di questo letto il bambino può uscirne senza alcun pericolo. Si può usare l’accortezza, almeno nei primi tempi, di mettere un salsicciotto di stoffa morbido o qualche cuscinetto ai bordi. In questo modo il bambino si sentirà protetto da confini più contenuti e potrà scoprire in maniera più graduale l’ampiezza del letto.

Il lettino ha le dimensioni di circa 90×130. Ha un’altezza da terra di 20 cm, materasso di crine vegetale incluso (10 cm altezza della struttura in legno, 10 cm altezza del materasso).

Non servono strutture particolarmente complicate, decorazioni appariscenti o vernici sgargianti.
Il lettino che rispecchia la filosofia montessoriana è una struttura semplice, fatta di materiali naturali, sicuri e di qualità, alta al massimo 20 centimetri e senza alcun tipo di sponda (inutile, data l’altezza davvero esigua da terra). Il bambino non necessita di arredi ricchi di abbellimenti bensì di supporti intelligenti e pensati per sostenerlo nel suo percorso di crescita e nella conquista delle sue autonomie.

Realizzarne uno non è quindi particolarmente complicato, ma se non siete amanti del fai-da-te e preferite affidarvi ad un produttore specializzato, vi consiglio di non prendere la scelta alla leggera ma di optare per un prodotto di qualità.
Il rischio infatti è quello di imbattersi in prodotti sì economici, ma ricchi di colle, sostanze chimiche o legname di scarsa qualità.

Mi permetto di segnalare a chi fosse interessato i lettini di Vivere Zen.
Si tratta di una azienda italiana specializzata in bioarredo artigianale. I loro lettini montessoriani per bambini hanno altezza massima di 20 cm da terra sono realizzati con legname di grande qualità e corredabile di Futon 100% cotone naturale.
Sia il modello Bio Wood che il modello LM-Baby hanno linee essenziali ed eleganti, sono resistenti e in grado di offrire un ottimo sostegno al bambino. L’azienda offre inoltre la possibilità di richiedere serie di gambe aggiuntive per sollevare il lettino man mano che il bambino cresce, accompagnandolo così nel tempo.
Io ho optato per il loro prodotto più recente, il lettino montessoriano artigianale Akachan.
A colpirmi è stata la qualità delle materie prime: il lettino è realizzato interamente in legno di okumè massello, è completamente ad incastro ed è trattato con vernici ecologiche a base di olii naturali. L’altezza del letto è di soli 13 cm, (18,5 cm con il Futon) quindi perfettamente sicura e in grado di garantire libero accesso al bambino in ogni momento.

Il suo valore aggiunto sta poi nella possibilità di trasformare la struttura del letto in una pratica ed elegante panca, continuando a seguire il bambino nella crescita una volta aver esaurito la sua funzione di giaciglio.

Il lettino Akachan è disponibile in due misure standard (60×120 e 70×140) ma essendo artigianale possono essere realizzate delle modifiche su richiesta delle misure. Per maggiori informazioni in merito vi rimando alla vetrina online di Vivere Zen.

 

In conclusione

 

Da questo insieme di cose risulta che l’adulto deve cercare di interpretare i bisogni del bambino per seguirlo e assecondarlo con le proprie cure, preparandogli insieme un ambiente adatto.

Solo così si può iniziare una nuova epoca nell’educazione, quella dell’aiuto alla vita.”

 

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10 storie da non perdere, da leggere con il papà

10 storie da non perdere, da leggere con il papà

  Ogni occasione è buona per regalare dei libri. Ancor più quando questi libri celebrano qualcosa di prezioso ed importante come l’amore tra genitore e figlio. Con la festa del papà che si avvicina, ho deciso di offrirvi la mia selezione ragionata per fasce d’età 

Lanciare, che passione! – Perché accade e cosa puoi fare al riguardo

Lanciare, che passione! – Perché accade e cosa puoi fare al riguardo

  Grande è la felicità che accompagna le iniziali, importanti, conquiste del bambino. Le prime parole, così come i primi passi, vengono festeggiati gioiosamente. Non altrettanto avviene, però, quando il bambino inizia a far cadere gli oggetti… E se vi dicessi che, per quanto incredibile, anche 

L’importanza della ripetizione – Perché non dovresti interrompere l’attività del tuo bambino

L’importanza della ripetizione – Perché non dovresti interrompere l’attività del tuo bambino

La ripetizione è il segreto della perfezione.

 

Così scrive Maria Montessori in La scoperta del bambino.

In effetti si può affermare che nella prima infanzia (e non solo) la ripetizione rappresenti a tutti gli effetti la base per l’apprendimento e per lo sviluppo delle varie competenze ed abilità.

Le moderne neuroscienze ci spiegano che essa costituisce l’elemento fondamentale necessario per la creazione delle connessioni neurali.

Ogni volta che un’esperienza si ripete, la connessione tra le strutture neurali si rinforza, e così, man mano, si scolpisce l’architettura cerebrale.

Maria Montessori aveva intuito tutto questo oltre un secolo fa.

Attraverso la sua attenta osservazione dell’attività infantile, ha compreso che la ripetizione dell’esercizio costituisce un carattere fondamentale del lavoro del bambino.

Quante volte, in effetti, ci accade di vedere il nostro il bambino ripetere più e più volte la stessa attività?

I più piccoli, ad esempio, sono in grado di trascorrere tempi interminabili riempiendo e svuotando un contenitore, camminando da una parte all’altra della stanza o aprendo e chiudendo un cassetto. E se a noi queste attività possono apparire prive di significato, per lui sono invece fondamentali.

Quello che conta per il bambino, infatti, non è tanto l’attività in sé con il suo scopo esterno, quanto l’abilità o conoscenza che quel lavoro gli consente di applicare.

Ad ogni ripetizione dell’attività (ma anche quando la vede svolgere da altri) il bambino coglie nuovi aspetti della stessa, individua approcci alternativi/migliori e interiorizza in maniera sempre più solida i concetti.

Ogni volta che apre e chiude quel cassetto, quindi, egli migliora sempre più la coordinazione dei movimenti e la precisione, sviluppa la volontà e l’autonomia. In una parola, si perfeziona.

 

Ripetizione dell’esercizio e periodi sensitivi

 

I periodi sensitivi possono essere definiti come momenti dello sviluppo in cui il soggetto si rivela particolarmente sensibile all’acquisizione di certi caratteri o abilità. È proprio tale sensibilità a spingere il bambino a dedicarsi in maniera assidua a quelle attività che gli permettono di compiere una nuova acquisizione.

Così, nel periodo sensitivo del movimento vedremo il bambino assorto in tutte quelle attività che gli consentono di esercitare i muscoli delle gambe e delle braccia, l’equilibrio e l’espressione corporea. In quello del linguaggio, invece, osserverà assorto la bocca di chi gli parla, poi inizierà ad allenarsi nella produzione delle prime vocalizzazioni, fino ad arrivare alle parole e poi alle frasi.

In ogni momento dello sviluppo sarà proprio la ripetizione dell’esercizio ad indicarci in maniera chiara e cristallina cosa anima interiormente il nostro bambino e di cosa ha bisogno per crescere.

Compito nostro dovrà essere quello di osservarlo in maniera attenta e rispettosa, in modo da assumere tali informazioni per la predisposizione dell’ambiente e delle proposte.

 

Nelephant Montessori School

 

In che modo l’ambiente Montessori supporta la ripetizione?

 

Gli ambienti Montessori sono specificamente progettati per supportare l’apprendimento attraverso la ripetizione dell’esercizio.

Ogni bambino, infatti, vede al suo interno salvaguardato il proprio diritto al lavoro.

Egli può scegliere in totale libertà l’attività a cui dedicarsi (sulla base dei suoi bisogni interiori di crescita) e l’educatore si impegna a tutelare la sua occupazione, difendendola da ogni intervento di disturbo.

Grande è il lavoro che l’adulto deve compiere innanzitutto su di sé!

Quante volte, guardando il nostro bambino impegnato in una attività, siamo portati ad interromperlo con suggerimenti di azione, correzioni o anche, più semplicemente, complimenti?

Non ci rendiamo conto che, seppur in buona fede, queste condotte vanno a minare la concentrazione del bambino, annullando tutti gli sforzi da lui compiuti fino a quel momento.

Dobbiamo prestare notevole attenzione alla nostra condotta e tenere fermamente presente che il bambino in quel momento sta facendo qualcosa di importante per il suo sviluppo, si sta costruendo, sta crescendo.

 

In conclusione

 

Attraverso la ripetizione  il nostro bambino sviluppa la perseveranza e la determinazione, si concentra e accresce la fiducia nelle proprie capacità. Quali ragioni migliori possono esserci per convincerci a non disturbare il suo lavoro?

Ricordiamoci di questi preziosi moniti la prossima volta che avremo la tentazione di interrompere in maniera immotivata l’attività del nostro bambino.

 

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Le ‘crisi’ dei bambini: perché sono normali e cosa possiamo fare a riguardo

Le ‘crisi’ dei bambini: perché sono normali e cosa possiamo fare a riguardo

  Il bambino che urla disperato dentro il carrello della spesa; la bambina che piange senza sosta nonostante le si spieghi che non può avere la sua tazza verde perché è in lavastoviglie.. Quante volte, come genitori o come educatori, ci si trova in situazioni in