Il bambino e il sonno: consigli e rituali per accompagnare i più piccoli al riposo

Il bambino e il sonno: consigli e rituali per accompagnare i più piccoli al riposo

 

Come posso fare per far addormentare il mio bambino?

Mia figlia si sveglia di continuo la notte e io non so come fare!

 

Il sonno rappresenta spesso una delle maggiori preoccupazioni dei genitori.

Intanto, una piccola rassicurazione, soprattutto per i neogenitori: tutto questo è perfettamente normale.

Innumerevoli genitori ci sono passati prima e molti altri lo faranno ancora.

Il sonno è per l’individuo una esigenza vitale. Volendoci concentrare sul bambino, possiamo ormai affermare che il sonno non rappresenta solo lo strumento attraverso il quale recuperare le energie investite nel corso delle varie attività giornaliere, ma anche vero e proprio mezzo di crescita.

Nel sonno il corpo e il cervello continuano a svilupparsi, si rielaborano le esperienze quotidiane e si radicano ricordi ed apprendimenti.

Partendo da ciò, occorre però tenere presente che modalità ed esigenze infantili sono diverse da quelle dell’adulto.

Il bambino, infatti, attraversa un numero maggiore di cicli di sonno, articolati in fasi profonde e fasi attive o REM (Rapid Eye Movement), il che rende già più probabile possibili risvegli.

Anche la durata del sonno è assai diversa. Si passa da una media di 16 ore al giorno per il neonato fino ad arrivare all’incirca a 12 intorno ai 3 anni (ma, naturalmente, le differenze sono fortemente individuali, soprattuto a partire dai 6 mesi).

Per il neogenitore è dunque di grande importanza osservare il proprio bambino e cercare di conoscere ritmi e durata dei suoi cicli di sonno.

Grazia Honegger Fresco, allieva di Maria Montessori e straordinaria pedagogista, sostiene l’importanza di avere fiducia nel neonato e nella sua capacità di autoregolarsi. Insomma, se vogliamo avere successo e far sì che dall’inizio il nostro bambino instauri un rapporto positivo con il sonno, non possiamo presentarlo come imposizione o costrizione.

Tutto sarà più semplice se fin dall’inizio si seguiranno ritmi regolari (senza grandi alterazioni) e si daranno al bambino poche, semplici e stabili regole (in grado di offrire confini chiari, senso di stabilità e certezza).

 

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Soffermiamoci ora su alcune strategie da mettere in atto per favorire ed accompagnare il bambino al sonno in maniera rispettosa ed efficace.

 

1. Soprattutto all’inizio, assecondate il ritmo del neonato 

 

Spesso il sonno inadeguato è tale perché frutto di ritmi imposti esclusivamente dall’adulto, sulla base dei propri bisogni e necessità.

È ovvio che un neonato, con i suoi risvegli notturni, metta a dura prova un genitore fino a quel momento abituato a molte ore di sonno continuative.

Starà all’adulto armarsi di pazienza e tentare di essere il più responsivo possibile ai bisogni del bambino. È una battaglia persa in partenza pensare di poter indurre forzatamente il bambino al sonno o, viceversa, procrastinarlo per mantenere più a lungo i momenti di veglia.

Con il passare delle settimane e la progressiva maturazione del sistema nervoso, il bambino diventerà da sé sempre più in grado di allungare i periodi di veglia durante il giorno e dormire più a lungo di notte.

 

2. Iniziate un rituale della buonanotte

 

I rituali sono un’ottima risorsa per aiutare i bambini nei difficili momenti di transizione. Nel caso del sonno, essi aiutano il bambino a lasciarsi alle spalle l’euforia dell’attività e ad abbracciare uno stato di calma e riposo, fino all’addormentamento.

Quando iniziare a servirsi di rituali? Fin dalle prime settimane!

A seconda dello specifico bambino, i preparativi possono essere più o meno articolati e prevedere un numero più o meno elevato di passaggi.

Il primo consiglio è quello di cessare, a partire da dopo cena, le attività troppo stimolanti. Un grande no a televisione, Ipad e giochi sfrenati. La calma è per il bambino il primo segnale che si avvicina il momento del riposo.

Bene accetti sono un bagno rilassante, un massaggio, piccoli rituali come il dare la buonanotte insieme alla casa e ai giochi.

Un aiuto può essere costituito dall’offrire al bambino un oggetto del cuore, un elemento sicuro (non troppo piccolo) come un peluche o una copertina, che possa offrire sicurezza e conforto. Spesso tale oggetto è sufficiente ad aiutare il bambino a riaddormentarsi in caso di risvegli notturni.

Potete inoltre scegliere se cantare al bambino delle canzoni, delle tiritere o leggere una breve storia insieme. Alcuni esempi sono:

 

 

3. Non stimolate eccessivamente il bambino durante la giornata

 

La qualità del sonno dipende moltissimo da come si è svolta la giornata del bambino. Nel sonno, infatti, avviene un intenso lavoro di rielaborazione di eventi ed esperienze, che condiziona moltissimo il riposo. È per questa ragione che, ad esempio, in prossimità di importanti acquisizioni (come la posizione seduta o i primi passi) il sonno del bambino può risultare maggiormente disturbato rispetto al solito.

Chiediamoci dunque: come è stata la sua giornata? Se ci sembra iper-stimolato, sarà compito nostro impegnarci per aiutarlo a compiere lo sforzo in più necessario alla calma.

 

4. Non negate al bambino la giusta consolazione

 

Grazia Honegger Fresco consiglia di abbandonare la prospettiva dura (e tutt’altro che miracolosa) sostenuta da approcci quale Estivill.

Il medico spagnolo (che ha poi stesso ritrattato gran parte del proprio metodo)  sosteneva l’importanza di “insegnare” ai bambini ad addormentarsi senza correre da loro al primo pianto, da lui essenzialmente considerato strumento manipolatorio ad opera del neonato.

Honegger Fresco però fa notare che con questo tipo di metodi:

Un bambino smette di piangere non perché ha imparato a regolare il proprio sonno, ma perché si è rassegnato, non senza tristezza, a rimanere da solo

I risvegli notturni non sono un ricatto né uno strumento di manipolazione coscientemente attuato dal bambino. Essi costituiscono un fenomeno naturale e fisiologico, ed è importante che il genitore, una volta accertata la natura del pianto, faccia il possibile per offrire una risposta competente al bisogno infantile. Prima di prenderlo in braccio ed accendere la luce, fate sentire al bambino la vostra presenza silenziosa. Qualche carezza e un quieto conforto sono spesso sufficienti perché il bambino, rassicurato, possa tornare al sonno.

 

5. Osservate il vostro bambino. Al primo segnale di sonnolenza, subito a letto!

 

Come spiega Jeannette Bouton, grande studiosa del sonno, salvaguardare il riposo significa anche non forzare il bambino a procrastinarlo. Se il bambino, ancora a tavola, comincia a chiudere gli occhi e arriva, magari, persino a lasciar cadere le posate, non ha senso insistere affinché termini prima il pasto.

Il suo comando naturale necessita di essere accolto e ascoltato se si vuole garantire un riposo tranquillo.

 

In conclusione

 

Il sonno costituisce una delle difficoltà maggiori con cui il neogenitore dovrà imparare a confrontarsi. Occorrono tempo, pazienza e grande capacità di sintonizzazione affettiva con il proprio bambino.

La costanza, la pazienza e l’impegno nel rispondere ai bisogni del bambino e nel sostenere la sua capacità di autoregolazione saranno nel tempo ripagati, lasciando nel genitore il ricordo di quelle notti all’insegna della vicinanza e dell’intimità.

Consiglio a tutti i genitori ed educatori la lettura dello splendido libro di Grazia Honegger Fresco “Facciamo la nanna“:

 

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