La lezione del silenzio secondo Maria Montessori

 

 

Il silenzio: un grande assente nella nostra società.

Spesso di esso si tende ad avere una considerazione negativa, a percepirlo come una mancanza, un vuoto da colmare il prima possibile.

Esso rappresenta, invece, un dono, un regalo a noi stessi e agli altri. È grazie ad esso infatti che possiamo ritrovare il piacere di ascoltare (importante tanto, se non più, quello di parlare) ed aprirci al mondo circostante.

Il silenzio, che per Montessori non si riduce semplicemente al non parlare, ma indica l’inibizione volontaria e controllata di tutti i movimenti, consente al bambino di uscire dal caos disorientante e ritrovare l’armonia, immergersi nella concentrazione e quindi lavorare con lentezza e pace.

Esso quindi, come dice Montessori, può intendersi come “uno stato ‘superiore’ al normale ordine delle cose“.

 

Come ottenere il silenzio?

 

Se attingiamo ai nostri ricordi di bambini, probabilmente ciò che tornerà alla nostra mente sarà il classico “gioco del silenzio”.

Esso però è ben distante da quella condizione descritta da Maria Montessori.

In effetti, il classico gioco del silenzio generalmente costituiva più un tentativo per riportare forzatamente all’ordine una classe scalmanata, punendo mediante l’assegnazione di simboli grafici chiunque osasse proferire parola.

Quello ottenuto quindi non era un silenzio “attivo”, voluto, frutto di un esercizio forte di autocontrollo, bensì qualcosa di imposto dall’esterno, dunque di scarsa durata, efficacia e soprattutto, di valore.

Dice Maria Montessori:

 

Un comando non avrebbe mai potuto produrre la meravigliosa conquista di volontà unite nell’inibire ogni atto, in quell’epoca della vita in cui il movimento sembra l’irresistibile, continuata caratteristica dell’età. […] È necessario insegnare ai bambini il silenzio“.

 

Montessori ha scoperto che i bambini erano deliziati dal silenzio e che si impegnavano con grande costanza ed attenzione per raggiungere questo stato.

 

North American Montessori Centre

 

In La scoperta del bambino, la dottoressa racconta di una lezione molto particolare ed efficace per insegnare ai più piccoli la perfezione del silenzio.

Un giorno, recandosi ad una Casa dei Bambini, incontrò una madre con la sua bambina di quattro mesi. Dopo aver chiesto il permesso alla donna, Montessori prese la bambina e la portò all’interno della Casa.

Subito i bambini avanzarono, incuriositi dalla piccola creatura. Leggiamo le sue parole:

 

Essi guardavano la mia piccina con un misto di tenerezza e di gioia: non avevamo ancora pronunciato una parola. Io dissi: ‘Vi ho portato una maestrina’. Sguardi sorpresi, meravigliati, risa. ‘Una maestrina, sì, perché nessuno sa stare fermo come lei’.

Tutti i piccini si aggiustano fermi al loro posto. ‘Le gambe però nessuno le tiene ferme come lei’. 

Tutti aggiustano con cura le gambe perché siano composte. Io li guardo sorridendo: ‘Sì, ma non saranno mai ferme come le sue: voi un poco le muovete, ma lei no. Nessuno può essere come lei’.

I bambini sono seri, sembra che sia penetrata in loro la convinzione della superiorità della maestrina. ‘Nessuno poi sta zitto come lei’. Silenzio generale. ‘Non è possibile star proprio silenziosi come lei, perché… Sentite il suo respiro come è delicato; avvicinatevi in punta di piedi’. Alcuni si alzano e si avanzano adagio adagio in punta di piedi, sporgendo la testa e volgendo l’orecchio verso la piccina. Gran silenzio. […] I bambini guardano stupiti; non avevano mai pensato che, anche fermi, si fanno dei rumori e che il silenzio dei piccoli è più profondo del silenzio dei grandi“.

 

Dal racconto emerge bene il fascino che la situazione ha sui bambini, l’attenzione da essi prestata nel tentare di inibire ogni movimento e mantenere il massimo controllo di sé.

Maria Montessori propose quindi una vera e propria lezione del silenzio all’interno delle sue Case dei Bambini.

Una volta riuniti tutti i bambini, la maestra li invita con calma e pacatezza a far scendere il silenzio, mantenendolo lei per prima. Quando tutto tace, al punto da riuscire ad udire suoni altrimenti celati (il ticchettio dell’orologio a parete, il cinguettio degli uccelli in giardino…), la maestra avvisa i bambini che sentiranno una voce leggera chiamarli per nome. Allora, con grande attenzione, dovranno alzarsi uno alla volta e raggiungerla, cercando di non rompere lo stato creato:

 

Ogni chiamato si alzava silenziosamente, cercando di non muovere la sedia e camminava in punta di piedi così impercettibilmente da non farsi quasi sentire“.

 

Il bambino, dunque, è in grado di raggiungere attivamente il silenzio e di mantenerlo, e farlo ha degli effetti notevoli sul suo sviluppo.

Lo aiuta infatti a sviluppare il senso dell’udito ed acquisire maggiore consapevolezza dei suoni e dei rumori dell’ambiente e di quelli prodotti da lui stesso. Attraverso questo esercizio, inoltre, egli acquisisce consapevolezza del proprio corpo, controllo dell’equilibrio, padronanza dei movimenti e, quindi, autodisciplina.

 

 

In conclusione

 

In questo mondo rumoroso, molti di noi raramente hanno l’opportunità di sperimentare il silenzio o di assaporare i suoni tranquilli delle api che ronzano, delle foglie che frusciano al vento o della pioggia che cade.

La lezione del silenzio mira ad offrire ai bambini un prezioso dono che può durare una vita: la capacità di coltivare e apprezzare il silenzio.

 

Quando i bambini hanno familiarizzato con il silenzio … (loro) continuano a perfezionarsi, camminano leggeri, fanno attenzione a non urtare contro i mobili, a spostare le sedie senza rumore, e mettono le cose sul tavolo con grande cura. … Questi bambini stanno servendo il loro spirito. ” 

Maria Montessori

 

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