L’apprendimento del linguaggio: cosa fare e non fare per aiutare il bambino a parlare

L’apprendimento del linguaggio: cosa fare e non fare per aiutare il bambino a parlare

 

Il momento in cui il bambino inizia a pronunciare le sue prime parole è forse quello che più emoziona un genitore.

In un precedente articolo (link qui) avevo  offerto una panoramica del lungo percorso affrontato dal bambino prima di arrivare a pronunciare le sue prime parole. In realtà però, le prime parole costituiscono, a loro volta, solo l’inizio di quel processo che porterà il bambino, nell’arco di un tempo relativamente breve, a padroneggiare pienamente la propria lingua madre, ad un livello assai maggiore di quanto un qualsiasi adulto potrebbe apprendere una lingua straniera.

La conquista del linguaggio, che per Montessori rappresenta una delle 3 “lauree” della vita (insieme a quella del movimento e del pensiero), permette al bambino di entrare in una nuova fase e di porsi in una relazione nuova con l’adulto.

Molti genitori si chiedono però come sia meglio gestire questo difficile processo, cosa sia giusto fare o non fare per aiutare il bambino nella sua opera di costruzione linguistica.

Vediamo quindi alcuni consigli su come facilitare lo sviluppo e l’arricchimento linguistico del bambino:

 

Cosa fare

 

E’ importante capire che per la mente assorbente del bambino non esistono facile e difficile. Gli oggetti e le attività quindi devono essere chiamate con il loro nome!

Chiamare il cane “baubau” non è una facilitazione, semmai un elemento di confusione..

Ai bambini bisogna parlare con assoluta naturalezza, usando il nostro vocabolario, senza sforzarci di semplificarlo senza ragione.

 

Guardare sempre il bambino quando gli si parla

 

Quando ci si rivolge al bambino è importante cercare il suo sguardo e instaurare con lui un collegamento visivo oltre che verbale. Lo sguardo infatti è una fondamentale via di relazione e comunicazione.

 

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Scandire le parole, con lentezza

 

Non c’è nessuna fretta! Parlate al bambino con lentezza, scandendo bene le parole, soprattutto se lunghe o particolari. Ciò consentirà al bambino di coglierle e assimilarle bene.

 

Leggere drammatizzare filastrocche

 

Uno dei mezzi più efficaci per nutrire il linguaggio del bambino sono  le filastrocche. La loro semplicità e musicalità colpisce il bambino e le rende di facile assimilazione. Sono particolarmente consigliate le filastrocche inerenti la vita quotidiana, ad esempio situazioni note al bambino (il bagnetto, il riposo…). Molti autori consigliano di iniziare a proporre filastrocche già durante la gravidanza e continuare a ripresentarle man mano che il bambino cresce.

 

Leggere o raccontare brevi storie

 

Altro prezioso alleato nel potenziare ed arricchire il vocabolario infantile sono le storie e i racconti, che si rivelano ancor più efficaci se accompagnati da forme di drammatizzazione.

Fino ai 3 anni circa è consigliabile proporre al bambino per lo più storie la cui trama sia aderente alla realtà, possibilmente pertinente la vita quotidiana del bambino. Fantasia ed immaginazione infatti non sono ancora ben sviluppate e il bambino necessita prima di cogliere e far propria la realtà. E’ fondamentale inoltre che nelle storie proposte vi sia una chiara consequenzialità tra gli avvenimenti.

 

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Ascoltare, incoraggiare e valorizzare la produzione linguistica del bambino

 

Alla base della conquista e della strutturazione del linguaggio c’è anche una vasta componente di fiducia in sè. E’ di centrale importanza che il bambino sia valorizzato e incoraggiato nella propria produzione, anche quando questa non si rivela quella “ideale” e magari non soddisfa le aspettative dell’adulto.

Anche negli interventi di “correzione” quindi intervenite con dolcezza e pacatezza, senza spazientirvi anche se alcune difficoltà tendono a ripetersi nel tempo. La frustrazione può diventare uno degli ostacoli peggiori per la crescita serena del bambino.

 

Dialogare con il bambino

 

Alcuni importanti studi (come quello della Scuola di salute pubblica dell’Università della California, pubblicato sul numero di luglio della rivista Pediatrics) dimostrano che uno dei migliori aiuti allo sviluppo del linguaggio viene dal conversare con il bambino.

Esatto! Gli adulti dovrebbero sforzarsi di provare a coinvolgerli in una conversazione, dandogli la possibilità di parlare (anche se il risultato è un semplice “bababa“) e rispondendogli.

Questo “dare e avere” favorisce non solo lo sviluppo linguistico ma anche quello relazionale.

 

Nomenclare oggetti e attività

 

L’attività di nomenclatura è perfetta per arricchire il vocabolario del bambino. L’adulto dovrebbe prestare attenzione a nominare sempre al bambino gli oggetti utilizzati e le attività praticate, anche nei momenti più semplici (dal cambio del pannolino al bagnetto).

Maria Montessori ha sviluppato vere e proprie attività di apprendimento basate sulla nomenclatura, come la nomenclatura con copie in miniatura, la nomenclatura con oggetti reali, la nomenclatura con copie di oggetti misti (per saperne di più sulla nomenclatura, vedi QUI).

 

 

Cosa non fare

 

Non sostituirsi alla sua produzione

 

Spesso l’adulto, vedendo il bambino arrancare nel pronunciare alcune parole, tende ad intervenire e a finirle al suo posto, credendo così di facilitarlo. In questo modo però egli si sostituisce alla sua produzione e gli si impedisce di procedere per quel percorso fatto di prove ed errori necessario a consolidare questa complessa facoltà.

 

Non “scimmiottare il bambino”, ridendo dei suoi errori

 

Purtroppo accade di assistere a qualche adulto che, seppur in buona fede, non riesce a fare a meno di prendere in giro il bambino perché non riesce a pronunciare correttamente una parola. Quello che per molti può essere però sol uno scherzo innocente può essere per il bambino fonte di frustrazione e origine di insicurezza!

 

Non correggerlo rigidamente in caso di errore

 

Una rigida correzione (“No! Non si dice così!”) ha più effetti negativi che positivi.

L’aiuto maggiore che possiamo dare al bambino in caso di errata pronuncia è piuttosto fornirgli la ripetizione corretta del vocabolo da lui pronunciato in maniera storpiata (“Libro? È questo che volevi dire?”).

 

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In ultima analisi, il consiglio più importante che mi sento di fornirvi però è:  non andate in ansia!

Non bisogna mai dimenticare che ogni bambino ha i suoi tempi.

Conoscere le tappe evolutive del bambino è importante,  ma rimanere rigidamente ancorati ad esse e pretendere che entro certi tempi il bambino abbia forzatamente compiuto determinate acquisizioni porta solo ansia, timori e frustrazione.

L’approccio ideale quindi è conoscere quali progressi appartengono a ogni periodo, e poi, in base al bimbo reale che si ha davanti, adeguarsi. Questo vale soprattutto nel caso del linguaggio, dove a fare davvero la differenza sono il contesto e il sostegno che il bambino può ricevere.

 

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