Mamma, quando mi allatti spegni la TV!

 

 

Durante la lettura di un bellissimo testo del pediatra e psicoanalista Donald Winnicott, “Il bambino, la famiglia e il mondo esterno“, mi sono imbattuta in alcune pagine che descrivono in maniera illuminante l’importanza dell’allattamento non solo quale esperienza necessaria alla sopravvivenza del bambino ma come momento di relazione, conoscenza e comprensione del Sé e del mondo esterno.

In questa sede non è mia intenzione operare distinzioni tra allattamento al seno o con l’ausilio del biberon. Ciò che è mia premura è soffermarmi sulla relazione e, soprattutto, sul contesto in cui facciamo sì che essa abbia luogo.

La relazione tra la madre e il bambino durante l’allattamento è qualcosa di intimo, estremamente complesso ed intenso.

Il bambino fa esperienza di varie emozioni e desideri ardenti e la madre sperimenta il piacere derivante dal prendersi cura, rispecchiando e rispondendo ai bisogni del suo bambino.

È proprio la delicatezza di tale relazione a rendere necessario uno sguardo attento sulle azioni che compiamo in questi preziosi momenti.

Sebbene, generalmente, nei periodi iniziali la madre sia totalmente presa dalla nuova esperienza e tutta concentrata nel divenire di quel momento, con il tempo può accadere che fattori come la stanchezza, la solitudine o la monotonia possano indurla a ricercare una distrazione durante quei lassi di tempo che possono esser anche lunghi.

Arriva così lo smartphone o, ancor peggio, la televisione.

D’altronde, si pensa, cosa potrà mai succedere se la tengo accesa a basso volume?  Può solo farmi compagnia.

Ebbene, gli studi parlano chiaro e dicono che essa costituisce, invece, un grave ostacolo alla solidità della relazione e al benessere emotivo e psicofisico del piccolo.

L’allattamento è uno dei momenti per eccellenza in cui il legame emotivo tra madre e bambino ha la possibilità di cementarsi e quotidianamente riaffermarsi.

Tale legame ha la possibilità di consolidarsi non solo grazie alla soddisfazione del bisogno di nutrimento operata dalla madre ma anche e soprattutto attraverso il contatto fisico, olfattivo e visivo che hanno luogo in questi momenti di grande intimità.

 

Fergon

 

Tutto questo risulta fondamentale in particolare nei primi 3 mesi di vita, quando la madre è assolutamente essenziale per il bambino, perno di tutta la sua attenzione.

 

La credenza più diffusa è che il neonato si attacchi al seno per fame: il vero motivo per cui il bambino si attacca alla madre è in realtà la necessità che si rinnovi quella simbiosi che esisteva prima del parto.

La nascita è solo un passaggio, che lo porta da una fusione passiva ad una fusione attiva. Ci vuole un lungo tempo affinché il neonato possa capacitarsi del cambiamento avvenuto e ad adattarsi alla nuova situazione. La madre, sorretta dal padre, deve riuscire a dargli quasi l’illusione di essere ancora nell’utero, avvolgendolo con le sue cure, per aiutarlo a farlo crescere, gradualmente.

Quanto più madre e bimbo godranno di una rinnovata fusionalità, tanto più facile sarà poi la successiva separazione. 

Giuliana Mieli

 

Per tutte queste ragioni risulta di grande importanza che la madre faccia il possibile affinché l’esperienza dell’allattamento abbia luogo in un giusto setting, dove il bambino abbia la possibilità di essere comodo, di muovere liberamente le mani (per entrare in contatto con il seno, con il biberon e con il corpo caldo della madre) e che entrambi possano esperire pienamente l’intimità della relazione, senza elementi di disturbo.

Ricordando i preziosi insegnamenti di Maria Montessori, teniamo sempre presente che la mente del bambino è come una straordinaria spugna, che assorbe con facilità gli stimoli che incontra.

Tale assimilazione è all’inizio indiscriminata, poiché differentemente che nell’adulto l’intero processo avviene in maniera inconscia e il bambino non possiede ancora le capacità e la possibilità di operare una distinzione o una classificazione degli stimoli.

Questa assimilazione e incorporazione dell’ambiente circostante avviene continuamente, anche nel corso dell’allattamento. Se la madre è distratta, assente, il bambino non solo si vede venire a mancare quegli sguardi, quei sorrisi e quei gesti che sono elementi strutturanti della relazione emotiva con lei, ma la sua attenzione è anche distratta da quel rumore di fondo che disturba la sua concentrazione e la sua possibilità di vivere intensamente le sensazioni e il piacere connessi all’esperienza.

 

In conclusione

 

Sì, allattare può stancare. Stanca perché prendersi cura è faticoso, richiede incredibili energie tanto sul piano emotivo quanto su quello fisico.

Lo sforzo che vi chiedo qui però è di riflettere su quanto staccare da uno stile di vita frenetico, fatto di continui stimoli sia importante tanto per la madre quanto per il bambino, al fine di garantirgli quella intensa e fondamentale carica emotiva positiva necessaria per affrontare poi il mondo esterno:

 

Stabilire e preservare una relazione umana completa assume un’importanza fondamentale per lo sviluppo emotivo del bambino.

Donald Winnicott

 

In conclusione, vorrei consigliarvi alcuni libri molto interessanti che prendono in esame il tema del maternage e dell’allattamento:

 

Prezzo: EUR 15,30
Da: EUR 18,00

 

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