L’embrione spirituale

neonato

Nel concetto di “embrione spirituale” è possibile cogliere appieno il peso della formazione scientifica di Maria Montessori nella sua attività di studio del processo di autorealizzazione dello sviluppo infantile.

Guardando al bambino Montessori sostiene che egli non ha solo un periodo embrionale, ma due, ed entrambi sono necessari per il suo sviluppo. In “La mente del bambino” infatti è possibile leggere che: “l’umanità ha due periodi embrionali: uno è prenatale, simile a quello degli animali – e uno è postnatale, esclusivo all’uomo”.

Se il periodo embrionale prenatale è fondamentale in quanto necessario allo sviluppo biologico del bambino, quello postnatale lo è altrettanto per il suo sviluppo psichico.

Il bambino è quindi un embrione spirituale poiché è portatore di energia vitale: come la cellula germinativa è in grado di dare origine alla vita biologica, il neonato è in grado di creare se stesso sul piano psichico, anche grazie ai suoi rapporti con l’ambiente.

La vita embrionale quindi si estende oltre la nascita, e anche nella fase postnatale costituisce un periodo formativo: “Quel neonato, incompleto anche fisicamente, deve completare il complicato essere che è l’uomo. […] Egli deve costruire tutta la vita psichica dell’uomo e tutti i meccanismi motori che ne saranno l’espressione[1].

A differenza dell’animale, che fin dalla nascita è mosso da istinti che gli consentono di esprimere da subito i caratteri distintivi della sua specie (il linguaggio proprio della sua razza, i particolari movimenti…), il bambino appare quasi inerte: i suoi movimenti sono semplici e limitati ed è muto, ad eccezione di pochi pianti e grida.

Il fatto che il neonato non possegga questi istinti-guida fissi è però significativo, in quanto dimostra secondo Montessori che gli esseri umani non sono, come invece gli animali, gli uni uguali agli altri, capaci cioè solo di risposte rigide e automatiche all’ambiente. Ogni uomo è invece diverso dall’altro, e ciò è possibile perché nel suo sviluppo l’individuo non è semplice “riproduzione di un tipo fisso, ma è la creazione di un tipo nuovo: e quindi è un enigma, un risultato a sorpresa[2].

Quel piccolo corpicino apparentemente inerte contiene in sé il meccanismo più complesso tra tutti quelli degli esseri viventi, ed egli deve incarnarsi con l’aiuto della propria volontà!

Spetterà quindi all’energia individuale, costruttiva e direttiva, la realizzazione del nuovo essere e di tutte le sue funzioni in relazione con l’ambiente.

Avviene infatti uno scambio continuo tra l’embrione spirituale e l’ambiente, e grazie a questo scambio l’individuo si forma e si perfeziona: “il bambino si sforza di assimilare l’ambiente, e da tali sforzi nasce l’unità profonda della sua personalità[3].

E’ importante sottolineare come il concetto di embrione spirituale rimandi ad una caratteristica fondamentale dell’uomo: l’unità del suo essere corpo e spirito. Questa unità è ben espressa da Montessori quando dice che il neonato è come “uno spirito che si è racchiuso nella carne per venire al mondo[4]. Questa unione indissolubile tra corpo e spirito comporta che le prime cure, fondamentali nel periodo postnatale, “dovranno essere rivolte in particolare alla vita psichica del neonato, e non soltanto a quella fisica come ancor oggi avviene[5].

emDa questa consapevolezza deriva la necessità che l’educazione abbia inizio fin dalla nascita, intendendo con “educazione” non tanto l’attività di insegnamento, quanto quella di aiuto allo sviluppo psichico del bambino.

Il fatto che fisicamente egli sembri praticamente inerte ha condotto erroneamente a credere che gli sia passivo anche sul piano psichico, quando in realtà è molto attivo, solo che non può manifestarlo.

Fermandosi solo all’osservazione esterna della condizione infantile l’adulto è invece arrivato a credere, macchiandosi di superbia di essere lui il plasmatore e il costruttore della vita psichica del bambino, quando in realtà questo processo creativo e suggestivo è tutto interiore al neonato. Non sono il padre e la madre a costruire il figlio, spiega Maria Montessori, ma è l’uomo ad essere costruito dal bambino: per questo il bambino è il padre dell’uomo, l’anello di congiunzione tra passato e presente, che collega i due con la sua presenza e allo stesso tempo costruisce il futuro della società.

Il bambino porta in sé la chiave e il disegno del proprio sviluppo, e l’adulto rischia, col suo intervento e la sua illusione di un potere personale quasi divino, di cancellare quei disegni o di deviarne le realizzazioni.

Per questo è importante che egli possegga la giusta conoscenza dei poteri psichici del neonato e della sua necessità di formarsi a spese dell’ambiente. E proprio attraverso quest’ultimo deve offrirgli quanto necessario a supporto della sua opera di autocostruzione, cosa che oggi spesso ancora non avviene. Dice la Montessori che “questo embrione spirituale ha bisogno di essere protetto da un ambiente esterno animato, caldo d’amore, ricco di nutrimento: dove tutto è fatto per accogliere e niente per ostacolare[6] tuttavia “nell’ambiente nulla è preparato per ricevere quel fatto grandioso che è l’incarnazione di un uomo: perché nessuno lo vede e perciò nessuno lo aspetta (non v’è nessuna protezione per lui, nessun aiuto)[7].

E’ importante quindi che l’adulto sia in grado di predisporre adeguatamente l’ambiente, di modo che esso sappia rispondere fin da subito alle esigenze di sviluppo psichico del bambino.

[1] MONTESSORI M., La mente del bambino, Milano, Garzanti, 1999, pag. 73.

[2] MONTESSORI M., Il segreto dell’infanzia, Milano, Garzanti, 1999, pag. 43.

[3] MONTESSORI M., Il segreto dell’infanzia, Milano, Garzanti, 1999, pag. 48.

[4] MONTESSORI M., Il segreto dell’infanzia, Milano, Garzanti, 1999, pag. 39.

[5] MONTESSORI M., La mente del bambino, Milano, Garzanti, 1999, pag. 62.

[6] MONTESSORI M., Il segreto dell’infanzia, Milano, Garzanti, 1999, pag. 47.

[7] MONTESSORI M., Il segreto dell’infanzia, Milano, Garzanti, 1999, pag. 47.

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