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Consigli montessoriani  per un rapporto positivo  con l’alimentazione

Consigli montessoriani per un rapporto positivo con l’alimentazione

 

E se non mangia abbastanza?

E se non fosse abbastanza nutrito?

 

Questo ed altri timori rendono spesso quello dell’alimentazione un argomento carico di tensione. In molte famiglie il pasto è un momento connotato da ansia e nervosismo, in cui possono addirittura generarsi vere e proprie lotte di potere tra bambini ed adulti.

Esistono però una serie di accorgimenti e strategie cui è possibile ricorrere per vivere in maniera più serena questo momento.

Facendo sempre riferimento ad alcuni principi cardine della filosofia montessoriana, vediamo ora come agire per far sì che i nostri bambini abbiamo una alimentazione sana e si approccino al cibo e alla tavola in maniera positiva.

 

Scegli prodotti il più possibili naturali

 

Sia che si scelga di abbracciare lo svezzamento tradizionale sia che si preferisca l’autosvezzamento (anche noto come (ACR – Alimentazione Complementare a Richiesta) è molto importante scegliere alimenti sani, di qualità e a filiera corta.

Anche se spesso la fretta quotidiana è nemica, cerchiamo di evitare cibi precotti e ricchi di additivi, in particolare il classico baby food, spesso spacciato per migliore grazie agli investimenti pubblicitari.

Acquistate laddove possibile prodotti biologici, anche coinvolgendo i vostri bambini. In questo modo l’esperienza dell’alimentazione diventerà per loro anche importante occasione di apprendimento.

Un’idea interessante sarebbe quella di coltivare qualcosa in casa. Anche se non avete a disposizione un giardino, esistono diverse possibilità per realizzare piccoli orti in casa (ad esempio sfruttando il balcone o ricorrendo ad una piccola serra idroponica). Prendersi cura delle piante e degli ortaggi, controllare quando i prodotti sono maturi ed infine raccoglierli è per i bambini un privilegio e li aiuta moltissimo ad instaurare un rapporto positivo con il cibo.

 

Offri un ambiente preparato

 

Predisporre positivamente i bambini al pasto significa anche offrire loro un ambiente che consenta di esercitare la propria autonomia, di muoversi e mangiare (o almeno, provare a farlo!) da sé.

L’ideale sarebbe posizionare in cucina un piccolo tavolino con sedia a misura. In questo modo il bambino potrà sedersi ed alzarsi da solo ed essere coinvolto in attività piacevoli e funzionali come l’apparecchiatura della tavola.

Laddove ciò non sia possibile, evitiamo comunque di utilizzare seggiolini troppo piccoli o che inibiscano fortemente la libertà motoria dei più piccoli. La soluzione migliore sarebbe una sedia evolutiva, che accompagni il bambino nel corso della crescita.

 

 


Fin dallo svezzamento, assecondate la naturale curiosità del bambino nei confronti del cibo. Molti adulti sono reticenti all’idea che il bambino tocchi il cibo con le mani. Posto che il cibo non rappresenta un gioco, è comunque importante capire che per il bambino toccare il cibo è una modalità di scoperta e conoscenza. Il cibo non viene vissuto solo a livello di gusto, ma con tutti i sensi e rappresenta un’occasione importantissima di apprendimento e di crescita.

Fin dall’inizio, quindi, offriamo al bambino un piccolo cucchiaino, di modo che, mentre mangia col nostro aiuto, possa compiere i primi esperimenti portando il cibo alla bocca con le posate o con le mani. Si tratta di un percorso indispensabile verso l’autonomia a tavola.

 


Segui il tuo bambino

 

Come afferma il famoso pediatra Carlos Gonzàles: “Nessun bambino a cui viene offerto del cibo si lascia morire di fame”.

Spesso siamo noi adulti ad essere eccessivamente ossessionati dal cibo, fino a trasformarlo in un problema centrale della relazione con il nostro bambino.

Non dovremmo mai forzare un bambino a mangiare. Insistere o, peggio, costringere, potrebbe trasformare in reale problematica quella che è semplice mancanza di appetito o facile sazietà.

Per approfondire il tema vi consiglio la lettura del libro di Gonzàles:

 

 

Bando a punizioni e minacce

 

Adottare con il bambino il metodo delle proibizioni o, ancor peggio, delle punizioni, non produce alcun risultato. Come sappiamo la filosofia montessoriana è totalmente contraria a qualsivoglia forma di punizione come di premio.

Dire ad un bambino: “Se mangi tutto dopo avrai il gelato!” non lo aiuta ad instaurare una relazione sana con il cibo.

 

Zero to Three

 

Lasciamogli, piuttosto, sperimentare le conseguenze delle sue scelte autonome. Se il bambino non vorrà mangiare, dopo un po’ sperimenterà le conseguenze di questo sentendo i morsi della fame. Tale apprendimento sarà ben più efficace di qualsiasi minaccia.

 

Coinvolgi il tuo bambino nelle attività in cucina

 

Non c’è maniera migliore per avvicinare il bambino al cibo di coinvolgerlo nella sua preparazione!

I bambini amano fin da piccoli partecipare a questo tipo di attività, che rientrano a pieno titolo nell’universo della Vita pratica. A seconda dell’età e delle competenze sono davvero infinite le proposte che possono essere offerte: dal pelare un uovo sodo allo sbucciare la frutta, dal versare gli ingredienti al tagliare la verdura.

Compiti coinvolgenti, complessi e che mettono in gioco tutte le aree dello sviluppo (dalla motricità al pensiero matematico, dal linguaggio ai diversi sensi…).

In questo articolo trovi consigli su come organizzare le attività in cucina per i più piccoli in maniera efficace.

 

Fornisci un esempio valido

 

Come sempre, la prima domanda che dovremmo porci è: che tipo di esempio diamo al nostro bambino? Mangiamo cibi sani? In che modo ci comportiamo quando siamo a tavola?

Ricordate che il vostro esempio è la forma più alta di insegnamento che possiate offrire.

 

In conclusione

 

Seminate nei bambini buone idee, perché anche se oggi non le comprendono, un giorno si preoccuperanno di farle fiorire”

Maria Montessori

 

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Per poter divenire sempre più competente ed autonomo il bambino ha bisogno di tempo e, soprattutto, di molto esercizio.

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Le camerette ispirate ai precetti del pensiero educativo montessoriano sono caratterizzate da un letto “molto basso, quasi rasente al suolo dove il bambino possa stendersi ed alzarsi a suo piacere[1].

Ne Il segreto dell’infanzia Maria Montessori dedica un intero capitolo al tema del dormire e all’importanza rivestita da una adeguata riforma del letto quale aiuto tanto alla vita fisica quanto alla vita psichica del bambino. Le parole con cui Montessori descrive il classico lettino con le sbarre sono forti, ma scuotono le coscienze ed invitano alla riflessione: “è una gabbia alta di ferro, dove i parenti li fanno scendere su un giaciglio forzato, […] questa creatura piangerà sì, ma non si farà male[2]

Come è noto uno dei principi di base del metodo Montessori è quello di dare libertà al bambino: libertà significa amore, nonché fiducia sconfinata nelle infinite possibilità del bambino, potenzialità che però possono rivelarsi ed espandersi pienamente solo se il bambino è liberato dalle costrizioni. (altro…)

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